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ARTCORE MACHINE
Dubh
CD (Xonar Records)

Ritorna dopo ben cinque anni di silenzio il progetto di Moreno Padoan e Paolo Beltrame all’insegna come sempre di una pregevole quanto evoluta musica elettronica, sempre sotto l’etichetta di Padoan, ossia la Xonar Records.

Rispetto ai precedenti lavori, queste sette tracce introducono una componente dark ambient, che amplifica le lente sonorità robotiche e disumanizzate nel segno dell’idm e del rhythmic noise.
Packaging e grafica “total black” in cartone formato A5, per mezz’ora circa di musica, forse un po’ troppo distaccata e leziosa, difetto tipico dei perfezionisti quali Padoan e Beltrame sono, ma che sicuramente soddisferà i raffinati palati degli appassionati di elettronica, col suo sound eccellente e le sue spruzzate piacevolmente destabilizzanti di glitch e break beat.


Sito web: https://www.facebook.com/artcoremachine
(M/B’06)

L’AVVERSARIO
Sangue sangue
CD (New Model Label)

Ritorna Andrea Manenti, polistrumentista varesino, col suo nuovo album che segue “Lo specchio” del 2018.
Rispetto al precedente lavoro, che si rifaceva al tema del doppio, questo secondo disco si concentra su una visione nichilistica dell’essere umano totalmente proiettato nella soddisfazione dei suoi bisogni fisiologici e materiali, che attraversano la città come un fiume di sangue in piena che tutto impregna, e quindi condiziona, ogni cosa che tocca.
Cinque tracce basate sull’iterazione di pochi semplici accordi di grande impatto emotivo e dall’incedere ipnotico, che creano un’atmosfera di struggente malinconia che si intreccia con un’interessante formula di rock cantautorale, mescolato a spruzzate di dark wave, alternative rock e jazz, e guidato da una voce volutamente filtrata e disumanizzata, ma profondamente toccante e coinvolgente, per segnare ancora una volta il distacco dai sentimenti e dai valori che ormai appartengono al passato.
Sito web: https://www.facebook.com/avversario.musica
(M/B’06)

GIANLUCA BECUZZI
The Bunker Years (2006-2014)
CD (St.An.Da)

Il Bunker come metafora di autodifesa da volgarità ed idiozia ormai imperanti nel mondo moderno, oltre che vera struttura fisica dove fermarsi a pensare e comporre la propria musica. Questo è il bunker becuzziano, forgiato negli anni e consegnatoci ora tramite una raccolta che, se non esaustiva della copiosa produzione storica di Gianluca, ne è senza dubbio per lo meno rappresentativa. Otto tracce scelte dall’autore nell’ambito della finestra temporale 2006-2014, per intenderci quella che inizia con l’esordio a proprio nome di ‘Memory Makes Noise’ su Small Voices e termina con ‘We Can Be Everywhere’, licenziato da Finalmuzik. I brani inclusi nella raccolta sono però selezionati nell’ambito di materiale uscito in occasione di compilations, come le raccolte dei celebri festival romani Destination Morgue, piuttosto che edizioni speciali ed ormai di complessa reperibilità, come le produzioni su floppy disk della Santos. Non mancano alcuni episodi che erano stati concepiti esclusivamente in forma liquida per Radical Matters, ed a rendere più succosa la selezione anche due inediti del 2014, l’iniziale ‘The Rule of Shadows’ e la coda finale di ‘Until the End of All’. La ricerca sonora di Becuzzi è di lunghissima data: dopo gli storici Limbo, patrimonio dell’epoca d’oro della wave nostrana, l’autore livornese ha concepito e portato avanti nel tempo una serie di progetti in grado di esplorare i diversi ambiti della musica (e della ‘non musica’) elettronica ed ellettro-acustica. Noise Trade Company e Kinetix i più longevi, senza dimenticare le molteplici e fruttuose collaborazioni con Fabio Orsi ed ovviamente la lunga produzione a proprio nome, che più ci interessa in virtù dalla raccolta che abbiamo tra le mani. Minimalismo, rumorismo ed ambientazioni da ‘musique concrète’ sono la cifra stilistica del lavoro che andrete ad ascoltare, sin dall’iniziale, inedita ‘The Rule of The Shadows’, con i suoi vuoti spiazzanti che si alternano a frangenti di pura tensione; un senso di tensione che non molla il tiro nemmeno nella successiva ‘Maybe One Night in Rome’ (il titolo tributa la quinta edizione del ‘Destination Morgue’), e che anzi pervade con frequenza i quaranta minuti del lavoro. I due estratti dalle ‘Time_Space_Seqs’ e ‘Time_Space_Freqs’ uscite in origine per Radical Matters sono un ulteriore esempio di quanto sopra, così come i clangori destabilizzanti di ‘Obsolescence (a/b/c)’ o il crescendo sibilante di ‘Drowning in the Sea of Memories’. Agli spazi labirintici dell’altro inedito dal programmatico titolo di ‘Until The End of All’ il compito di chiudere il lavoro, che complessivamente mi ha ridestato, in più di un’occasione, lo spettro di tal Francisco López, personaggio credo familiare a voi che state leggendo queste righe. Ricordiamo che ultimamente l’attività a nome GB ferve più che mai: oltre al CD licenziato da St.An.Da (sussidiaria di Silentes) che stiamo trattando, il 2019 ci ha consegnato quattro interessanti collaborazioni in forma digitale con validi attori della scena italiana, come Andrea Bellucci, Daniele ‘Testing Vault’ Santagiuliana, Adriano Zanni e Deison. Avete di che costrurivi il vostro bunker personale, per isolarvi al meglio in compagnia di suoni non conformi: sono convinto sia - oggi più che mai - una cura eccezionale.
Info: https://gianlucabecuzzi.bandcamp.com/album/the-bunker-years-2006-2014
(Oflorenz)

BLACK EARTH
Gnarled ritual of self annihilation
CD / LP (Cyclic Law)

A quattro anni di distanza dal debutto, con in mezzo un paio di uscite tra mini e split, ricompare questo act spagnolo originario della Galizia, con un nuovo rituale di black industrial, che continua perfettamente il discorso musicale fin qui compiuto. È un album caotico e devastante, che non dà punti di riferimento all’ascoltatore, ma lo getta in un abisso di terrore e confusione, disorientandolo completamente: il suono è monolitico, fatto di clangori e riverberi da un altro mondo, questi ultimi utili solo ad aumentare l’effetto allucinatorio, immersi come sono in un vero e proprio sabba infernale da cui non pare esserci via d’uscita. La fusione tra black metal, industrial, noise e oscurissimo drone è pressoché perfetta, anche se forse difetta di potenza vera e propria, a vantaggio di inserimenti più delicati, come echi di pianforte, che danno un tono particolarmente macabro e distorto al tutto. Disponibile sia in cd limitato a 500 copie che in vinile a 200, questa è la colonna sonora ideale di un viaggio senza ritorno in una dimensione di puro male e vuoto cosmico.
Sito web: https://www.facebook.com/adnigredo
(M/B’06)

CLAVICVLA 
Sepulchral Blessing
CD  (Cyclic Law)

Esce sia in cd, limitato a 500 copie, che su vinile nero, limitato a 300 copie, in collaborazione con la Sentier Ruin, il nuovo lavoro del progetto italiano del misterioso mastermind Ittiel che, dopo una sola cassetta dal titolo “Sermons”, uscita l’anno scorso per Sentient Ruin Laboratories, strappa meritatamente un contratto con la Cyclic Law per la quale esce quest’opera di ritual black ambient.
Sei tracce per circa 37 minuti di oscurissimi e densi strati di rumore evocativo, fatto di riverberi, echi soverchianti, mantra vocali dal sapore tibetano e voci ultra distorte e disumane, in grado di provocare sensazioni claustrofobiche che abbandonano l’ascoltatore solo al termine dell’album. Cyclic Law è assoluta garanzia della cura dei suoni dei gruppi della sua scuderia e questo lavoro non fa certo eccezione, manifestandosi in un’orgia di sangue e oscurità, senza nulla invidiare ad act come gli MZ.412 o alle tetre manifestazioni dei Trepaneringsritualen.
Sito web: https://www.facebook.com/pg/Clavicvla-1446770148892004
(M/B’06)

DAIMON
Remedies for a foggy day
CD (Norwegianism Records)

Torniamo sempre volentieri sulle tracce dell’inossidabile Simon Balestrazzi, questa volta in compagnia di Monti (The Star Pillow) e Quiriconi (VipCancro, e già collaboratore di Simon per il recente ‘Licheni’ uscito su Azoth) sotto l’egida di Daimon. Progetto di taglio ambient-drone che esordisce con l’omonimo lavoro nel 2016, Daimon giunge alla sua terza uscita con ‘Remedies for a foggy day’, licenziato dalla piccola label olandese Norwegianism Records, che ci propone il dischetto in minimale quanto elegante confezione ‘cardboard’ impreziosita dagli scatti naturalistici di Valentina Ramacciotti. Le tre tracce del lavoro si adagiano magnificamente su liquidi bordoni ambientali sui quali i tre ricamano micro-trattamenti elettronici, layers chitarristici non convenzionali e, nella conclusiva ‘The Shaman’s Foghorn’, le voci trattate di Quiriconi. L’insieme mi rammenta, a tratti, i mondi rarefatti tipici della statunitense Kranky, pensate ai belgi Stars of the Lid, piuttosto che a Pan American o Labraford. Spiace, giunti al ventiquattresimo minuto complessivo di durata, di dover smettere così rapidamente di fluttuare in tali universi di chiaroscurale bellezza, dai quali l’orecchio (e la mente) non vorrebbero più uscire.
Info: https://it-it.facebook.com/daimondrone/
(Oflorenz)
EN DECLIN
A Possible Human Drift Scenario
CD (My Kingdom Music)


Roma è sempre stata un punto di riferimento in Italia per una certa scena musicale legata alla prima Dark-Wave non solo come provenienza geografica degli artisti ma anche in termini di label e produzioni; scena quella romana che si è ben evoluta anche negli anni 90 mantenendosi sempre ad ottimi livelli.
Gli EN DECLIN fanno parte insieme a KLIMT 1918, ROOM WITH A VIEW e NOVEMBRE di quella prolifica ondata dall’attitudine Spleen e dal gusto gotico. Nascono ufficialmente nel 1996 ma arrivano su disco soltanto nel 2005 con Trama prodotto da Giuseppe Orlando dei Novembre a cui fa seguito nel 2009 Domino/Consequence.
Nonostante entrambi i dischi vengono accolti con una certa attenzione, nel gruppo si apre ed immediatamente si chiude un cerchio di silenzi durato dieci anni fino a questo Settembre 2019. Abbandonato un modello di riferimento riscattando le incertezze passate gli ED pubblicano via My Kingdmom Music il nuovo albo intitolato “A Possible Human Drift Scenario” che pur non volendo sbilanciarmi etichettando quanto da loro proposto è impossibile non pensare a qualcosa di psichedelico e profondamente sognante che rimanda a bands tipo i BREATHLESS. L’atmosfera che regna all’interno del lavoro è fatta di profondità nascoste dove le onde riflettono sensazioni e diventano immagini; parlavamo di Breathless come prima impressione ma nei dieci episodi si incrociano serigrafie romantiche ed elegie moderne a metà strada tra gli OPPOSITION ed i MASSIVE ATTACK ed il risultato è ricco di fascino paragonabile al brillare di un diamante.
La chitarra è pronta a colpire nell’oscurità della notte e la ritmica pulsa in un alternarsi di sussulti e quiescenze. Descrivendo sommariamente le canzoni (dieci per l’esattezza) si và dall’intro epico di It’s Time To Give It A Boot agli acquerelli New Wave di Undressed fino al Bristol-Sound di Social Legal Limbo ed alla conclusiva Another Day In Paradise, cover di Phil Collins ripresa con toni seducenti tali da colorare il silenzio. A Possible Human Drift Scenario si pone su un livello superiore alle precedenti release riconquistando il perduto equilibrio; il trio composto da Maurizio Tavani (voce) Andrea Aschi (chitarra) e Marco Campioni (batteria) è un telaio dove si incontrano backround ed esperienza. E qui si apre nuovamente un cerchio dove è inevitabile che alle domande seguano loquaci risposte…

(Luca Sponzilli)

ENKIL / LA FURNASETTA
Industrial archeology
Cassetta (Luce Sia)

Luce Sia dà vita ad uno split tra due realtà emergenti del panorama post industriale italiano, ossia Enkil, al secolo Franco Barletta, e La Furnasetta, nella tradizionale modalità di un lato a testa su cassetta limitata a 60 copie. Inizia Enkil con una sorta di vera e propria celebrazione industriale a base di ritmi lenti e declamazioni su scenari post apocalittici, in perfetta sintonia con la copertina a cura di Elena Micheli @rosalavita. Quattro tracce: la prima, “Edera”, strumentale forte di riff palpitanti di chitare distorte ed echi soverchianti, sprofonda l’ascoltatore in siti industriali abbandonati, introducendo degnamente il rituale che si espleta completamente con le successive “Madre” e “Polvere e ossidazione”, brani densi di declamazioni celebrative di luoghi abbandonati, che furono il cuore pulsante del lavoro umano, fino alla conclusiva “Vento”, breve epilogo nuovamente strumentale. Viene il turno di “La Furnasetta”, con una intro in chiave glitch/noise, dai suoni che richiamano artisti come Fennesz, nella sua accezione più sognante e pacata. Le successive “Fonderia informe” e “North sentinel” forzano invece maggiormente i ritmi nella direzione di uno sperimentalismo più spinto. “Schegge di un’estate senza fine” ricorda da vicino le lunghe tirate a base di discorsi di “Le Cose Bianche”, in questo caso però fatte di campionamenti vocali. Chiudono “Submit to force” e “VII Legio”, brani più sostenuti e ruvidi, che completano degnamente il lato.
Sito web: https://lucesia.bandcamp.com/album/068-enkil-la-furnasetta-industrial-archeology
(M/B’06)

H2R
The Secret Sharer
CD (Solchi Sperimentali Discografici)

Il significato del nome di questo progetto, qui all’album di debutto, è "H II Region" o piuttosto "materia interstellare costituita da atomi di idrogeno ionizzati, in cui la formazione di una stella ha recentemente avuto luogo”. Ne fanno parte il poliedrico Luigi Maria Mennella (En Velours Noir, Furvus, F.ormal L.ogic D.ecay, per citare le sue creature più note) e Davide Valecchi (attivo dal 2001 con il progetto ambient elettronico AAL).
Sei lunghe tracce di elettronica eterogenea, dove la sapiente ricerca melodica e la fusione di diversi stili si accompagnano ad un approccio sperimentale (a tratti sento l’eco dei migliori Clock DVA) e ad un recupero – attualizzato e decisamente più ritmato – di certe atmosfere ‘cosmiche’ partorite in Germania fra la fine degli anni ’60 e i primi ’70 (l’uso saltuario del vocoder credo sia un evidente ma gradito omaggio ai Kraftwerk dell’immenso “The Man Machine”).
I brani vanno ascoltati tutti di fila come un unico flusso (non c’è infatti la pausa di silenzio fra uno e l’altro ma solo dissolvenze), e la durata di essi fra i 6 e i 10 minuti non annoia mai, al contrario cattura ed ipnotizza l’ascoltatore. “
The Secret Sharer” si rivela quindi un viaggio affascinante, che dimostra come sia ancora possibile produrre al giorno d’oggi della musica elettronica in grado di conciliare emozioni e personalità, senza dover andare a parare in pseudo estremismi sonori ormai inflazionati.
Sito web:
 www.facebook.com/h2region
www.solchisperimentalidiscografici.org
(Fabio Degiorgi)
LA GRAZIA OBLIQUA
Canzoni per tramonti e albe – Al Crepuscolo dell’Occidente
CD (X-Records)

Il gruppo nasce al laboratorio musicale del Ghostrack Studio di Roma nel 2012 come collettivo musicale e artistico.
Nel maggio 2017 La Grazia Obliqua pubblica l’omonimo E.P. d’esordio, segue nel 2019 "Canzoni per tramonti e albe - Al Crepuscolo dell’Occidente" di cui andremo a parlare.
LGO non teme le contaminazioni anzi ogni brano ha una propria identità e personalità. Da subito si nota questa caratteristica infatti si passa dall'electro dark del brano di apertura "Kaos/Sempre" a brani più intimisti e cantautoriali come "Genéalogy" per arrivare a tracce più dark wave come "Oasis", brano cantato egregiamente da Alessandra Trinity Bersiani.
Non mancano nemmeno le sonorità EBM ben evidenti in "Velvet" (cantato in taliano e dedicato al noto club romano). In alcune parti di questa traccia ho notato una grande affinità musicale con "A Day" dei Clan Of Xymox e quindi credo che probabilmente sia un omaggio al gruppo storico.
La quinta traccia è "Lilith" con atmosfere intime molto anni '70. In "Heil Kaos", "Verso Aden", "Cantare Bellezza" e la conclusiva "Pasolini" troviamo atmosfere dark folk con piccoli inserimenti cantautorali.
Un disco eclettico, ma non per questo non personale, un disco che non segue le mode del momento ma che aspira a dire qualcosa di diverso dalla maggior parte delle uscite degli ultimi tempi.
Un disco consigliato a menti aperte.
Sito web: https://www.facebook.com/lagraziaobliqua/
(Nikita)

KHEM
Magma 4
CD (Show Me Your Wounds Production, Luce Sia)

Dopo quattro anni di silenzio, i Khem arrivano alla quarta fatica in circa un decennio di esistenza.
Quest’ultimo lavoro segna una netta rottura cogli album del passato, incentrati su sonorità variegate, ma sostanzialmente industrial/ambient: ci troviamo di fronte ad un album di agit-pop, sostanzialmente indescrivibile ed inspiegabile se non attraverso l’ascolto, una specie di incrocio tra “Romanticismo Oltranzista” degli Ait!, l’ultimo Devis Granziera nei suoi vari progetti, e molto altro. Sei brani i cui testi e campionamenti sono ispirati a personalità di spicco come Albert Hofmann, Carmelo Bene, Hakim Bey, Pier Paolo Pasolini, Jurij Gagarin e William Burroughs.
È un viaggio allucinato e spiazzante a cavallo tra psichedelia, electro, synth-pop e acid techno, di grande personalità e difficile assimilazione pur non avendo sonorità aspre, da digerire attraverso molteplici ed attenti ascolti.
Sito web: https://www.facebook.com/khem.muzak
(M/B’06)

LÛV
I giorni della balena
CD (-)

Dopo un lunghissimo periodo intercorso dal suo concepimento nel 2001, e la prima esibizione soltanto nel 2016 al festival Tera Salvaria in Val Badia, il debutto del progetto di Carlo Baja Guarienti e Ugo Mortari giunge finalmente a compimento. I due compagni di viaggio si occupano entrambi della parte vocale e delle chitarre, oltre che nel caso di Ugo, di armonica, e cajon, e di Carlo, del flauto tradizionale irlandese e dell’ocarina. A loro si uniscono per l’occasione Mario Asti, al flauto traverso, chitarra e voce, e Zhanna-Mari Kuatova, alla viola e alla voce. Va chiarito innanzitutto che il gruppo propone una miscela coraggiosa e unica di musica acustica e cantautorale d’influenza folk, da De André a Simon & Garfunkel e Jethro Tull, narrazione acustica e teatro, quest’ultima già ben visibile nel lavoro solista di Guarienti, “Argo 1943”. Nello specifico, “I giorni della balena” è un concept di sette pezzi, composti con altrettante introduzioni narranti ad opera di Raimondo Benzi, che affonda le radici nelle opere di Melville, Conrad e Stevenson, ma anche Borges e Buzzati, arrivando ad una sorta di meravigliosa e piacevolissima avventura immaginaria tramite l’espediente narrativo del protagonista appassionato di letture d’avventura, incapace di scindere realtà e finzione. Molto apertamente i nostri dichiarano di aver sottoposto l’album a poche case discografiche selezionate che coscienziosamente a lor dire, hanno rifiutato di produrlo. Sicuramente non è un album semplice, né facilmente inquadrabile in qualsivoglia corrente musicale, modaiola o meno, ma ci sono fantastiche melodie folk, una viola che dà i brividi, un’ottima registrazione e resa sonora ed infine bellissimi artwork e copertina, figli di una interminabile gestazione durata ben tre anni.
Sito web: https://www.facebook.com/Luvfolk
(M/B’06)

NUOVO TESTAMENTO
Exposure
LP (Avant!)

Interessante esordio su vinile di questo gruppo a metà tra Italia e Stati Uniti, composto da Andrea Mantione (Horro Vacui, Komplott), Chelsey Crowley (Crimson Scarlet, Terremoto) e Giacomo Zatti (Holy, Tørsö e molti altri ancora).
I tre arrivano da scene piuttosto differenti, i primi due dal post punk, il terzo principalmente dal raw hardcore/crust e riescono qui a trovare un punto di convergenza a cavallo tra synth-pop e darkwave, sorprendente per la bellezza dei pezzi che ne scaturiscono, pregni come sono di melodie travolgenti e delicate, scandite dalla voce tetra ed eterea a un tempo di Chelsey, dai beat delicati di Zatti e dalle fredde linee di basso di Mantione.
Questo 12” è la ristampa del demo autoprodotto su cassetta, disponibile in 250 copie che, grazie alla Avant! che non sbaglia un colpo, darà la giusta visibilità a questo progetto che, si spera dia presto alla luce l’atteso full lenght.

Sito web: https://nuovotestamento.bandcamp.com
(M/B’06)

LE PICCOLE MORTI
Vol. 1
CD (New Model Label)

Il quartetto modenese fondato dal cantante Alessandro Degl'Antoni e dal bassista Federico Caroli arriva al debutto con questo nuovo nome, ma la sua origine risale al 2010 quando nacque col moniker Old Scratchiness, con il quale pubblicò “Negativity” nel 2011 e “No shape” nel 2015. Degli elementi originari solo il batterista è cambiato, sostituito da Riccardo Cocetti (Monolith Grows!), ma solo come ospite, insieme al violino di Nicola Manzan (Bologna Violenta, Ronin, Torso Virile Colossale) nel brano “Piccole Morti”; Alex Cavani continua invece ad occuparsi della chitarra e della drum machine, mentre Francesco Ferrari si aggiunge come nuovo elemento alle tastiere e synth. Il cambiamento di formazione è figlio del mutamento stilistico, che da un rock stoner/grunge, passa ora ad un alternative rock dalla band definito “noir rock”, dove l’introspezione e l’emotività prevalgono su un tessuto melodico e chitarristico sempre pregevole, attraverso un cantato che ricorda nel timbro, il Renga dei primi Timoria. Il cambio di nome ha segnato anche il passaggio nei testi dalla lingua inglese a quella italiana, cosa che ha sviluppato la vena poetica e cantautorale della band, miscelata a spunti jazz ed elettronici. Nonostante la durata di soli 22 minuti, è un lavoro denso di idee ed ottimamente eseguito e prodotto, che lascia ben sperare per il prosieguo, vista la freschezza dei suoi membri che però hanno per la maggior parte già un lungo trascorso musicale fianco a fianco.
Sito web: https://www.lepiccolemorti.it
(M/B’06)

SKEMER
Benevolence
LP  (Avant!)

La Avant! non disattende mai le aspettative, scovando sempre gruppi assolutamente perfetti per le sonorità che da sempre propone in ambito post punk. Ciò non vuol dire che i gruppi proposti siano una legione di ottusi esecutori di stilemi ormai sepolti nel passato, ma bensì, nella maggior parte dei casi, e qui siamo di fronte ad uno di questi, di brillanti alfieri di queste sonorità, che aggiungono valore ad un genere piuttosto canonizzato. Gli Skemer sono composti da Kim Peers, modella per Vogue e Prada ed il chitarrista della band sludge Amenra, Mathieu van de Kerckhove, che ha anche un progetto ambient chiamato Syndrome. Il connubio è sorprendente e testimonia la grande poliedricità di Mathieu, capace di passare con successo attraverso generi fortemente distanti tra loro, cimentandosi in questo caso in una mescolanza di minimal, ebm e darkwave, a cui dà un contributo fondamentale la sensuale voce di Kim, travolgente come i suoi sguardi nelle copertine di riviste patinate, immersa com’è in beat stordenti e ritmiche ipnotiche.
Sito web: https://soundcloud.com/user-314647866
(M/B’06)

TEMPLEBEAT
Interzone
LP (Aspecto Humano)

I Templebeat è una band veneta, che dal 1990 al 2000 si è imposta grazie ad un’ottima elettronica con influenze industrial, ispirata a band come Front 242 e Front Line Assembly, che negli anni Novanta padroneggiavano la scena elettronica.
Il sound della band le ha permesso di avere numerosi riscontri positivi grazie a hit riempipista nei dancefloor tedeschi (Technoclub) e inglesi (Hardclub e Eurobeat 2000).
La label Aspecto Humano di Barcellona ha ristampato su vinile una loro vecchia produzione in edizione limitata a 300 copie (la prima edizione dell’album è uscita originariamente su Tape nel 1992 per l'Energeia).
Nella nuova edizione ci sono otto tracce delle quali sette originali mentre l’ottava, "Drugs (No Vox)", brano strumentale, sostituisce l’originale "Fucking Mosquito".
Il sound dell'album, nonostante siano passati ben 28 anni, è ancora attuale e i suoni creati dai Templebeat molto originali e attuali.
I brani che mi hanno colpito di più sono, sul primo lato, quello d’apertura “Escape from the World" ben ritmato, la seconda traccia "The sound of the the Temple" molto lenta e oscura caratterizzata da un’elettronica più sperimentale. E infine l’incalzante “Interzone” dalle tipiche note EBM old school.
Nel secondo lato ho apprezzato l’ossessività del sound di "Horrock" e la traccia “Human (The Tears You Cry”) ottimo esempio di dark electro anni ‘90.  Il brano strumentale... (No Vox)" chiude in bellezza questo bellissimo disco.
La rimasterizzazione del vinile è stata curata del dj e produttore olandese Alden Tyrell.
Nel 2020 i Templebeat ritornano dal vivo in formazione ridotta, poiche non suonerá la formazione completa e per questo motivo il nome della band sarà variato inTEMPLEBEAT ltd. Hanno tre date live in Italia. Venerdì 28 Febbraio li avremo ospiti ad una serata di Rosa Selvaggia al TNT club di Milano. Si prospetta un live di 55 minuti in cui suoni tecnologici e industrial si alterneranno senza tregua. Partendo dalle sonorità analogiche dei primi lavori anni' 90 si arriverà alle produzioni più contaminate che vennero registrate in collaborazione con Paolo Favati dei Pankow. La performance sarà ancora più potente grazie agli interventi di Scar (First Black Pope) che ha remixato e curato gli arrangiamenti.
Per rimanere informati sul live del 28 febbraio a Milano ecco qui l'evento Facebook: https://www.facebook.com/events/3028888970454635/
Info disco:  https://aspectohumano.bandcamp.com/album/ahlp001-templebeat-interzone
Info band: https://www.facebook.com/Templebeat-LTD-108763227320415/
(Nikita)

UTØYA
Analysis of sexual illusion exchange
Cassetta (Contradiction tapes)

Dopo l’interessante debutto dell’anno scorso, ritorna il duo composto da Andrea Moio dei LaColpa (synth noise, samples) e Simone Bongiovanni alla voce (FOAD Records).

Due lunghe suite di nichilistico power electronics da esattamente dieci minuti l’una, una per lato, che proseguono il discorso legato all’esplorazione dell’alienazione del genere umano, concentrandosi sulla società ed i suoi rapporti di potere e di ricerca della realizzazione personale ormai nelle maniere più basse e animalesche, in cui l’individuo regredisce totalmente a un informe pezzo di carne in cui lo stesso nastro su cui la musica è registrata è ormai equiparabile all’essere vivente stesso, che non fa altro che contorcersi e strillare pensando con ciò di essere vivo.

Sito web: https://utoya.bandcamp.com
(M/B’06)

UTØYA / RHODOTORULA
Flesh retribution
Cassetta (Slaughterhouse Records)

Gli Utøya, ossia Andrea Moio (synth noise, samples) e Simone Bongiovanni (voce), e il duo milanese delle Rhodotorula si incontrano per dare vita ad un mini split tape da una dozzina di minuti dal notevole impatto devastatore.
Mentre i primi con le loro due tracce mandano fuori un power electronics oscuro e malato, meno immediato e più riflessivo rispetto ai precedenti lavori, le milanesi si scatenano in un’orgia di claustrofobico grind gore lo-fi, concentrato in meno di tre minuti, in pieno stile primi Napalm Death.

È una bella accoppiata che traccia una forse inedita coesistenza di due generi apparentemente lontani ma che, con le tecnologie moderne, riesce a convergere agevolmente verso l’unicum del noise estremo.
 Bello il formato su cassetta, belle le illustrazioni del libretto, dietro a cui si vede la mano degli Utøya.
In conclusione, due realtà italiane promettenti e due donne senza timori reverenziali o invidie del pene di sorta.
Sito web: https://utoya.bandcamp.com; https://rhodotorula.bandcamp.com
(M/B’06)

VIOLET TEARS
Metamorfosi
CD (Dark Vinyl)

La band barese dei Violet Taers ritorna, dopo 6 anni dal precedente lavoro "Outside Your Door", con un nuovo CD, dal titolo "Metamorfosi".
Già dalla prima traccia "Inganno", dove spicca l'interessante voce di Carmen Di Rosas, si capisce che è un lavoro di qualità. La band non abbandona l'atmosfera dei precedenti lavori mantenendo il sound tra ethereal e dark wave intimista, che li contraddistingue donando ai brani un'impronta personale.
Le tracche che ho trovato più interessanti e mi hanno colpito maggiormente sono "The Lovers" per l' l'ottima interpretazione eterea della vocalist Carmen, "Spazi artificiali" e "Ritratti fatali" in cui l'apporto della voce di Claudio Contessa dà una connotazione più dark wave.
I Violet Tears, scegliendo un sound lontano dalle mode della scena dark odierna, hanno intrapreso un percorso decisamente difficile ma più soddisfacente a livello musicale.
Un disco ottimo per chi ama determinate atmosfere che qui son create ad arte dal progetto pugliese. La line-up del disco è: Claudio Contessa (voce, chitarre), Gianluca Altamura (batteria e percussioni), Carmen De Rosas (voce),  Claudio Cinnella (basso; chitarra elettrica, synth e piano, drum programming nella traccia 5,)
Bello anche il layout del digipack a sei pannelli, all'interno ci sono i testi dei brani. Il CD esce per la storica label tedesca Dark Vinyl. Consigliato.
Sito web: http://www.violettears.com/
(Nikita)

VV.AA.
Anthology of contemporary music from Middle East
CD  (Unexplained Sounds Group)

Prosegue l’ambizioso progetto di Raffalele Pezzella di tracciare una sorta di mappa sonora mondiale dello stato della musica elettronica e sperimentale, fin nei territori più remoti ed impensabili del mondo. Quindi dopo Iran, Libano e Africa, è il turno del Medio Oriente. Ed ancora una volta ci si stupisce e pente dei pregiudizi che si hanno, perché viene da dire che il genio è equamente distribuito nel mondo e fatica ad emergere solo se l’ambiente che lo circonda non è adatto, ma prima o poi viene fuori. Questa è una compilation eccezionale per i contenuti e per le vere e proprie scoperte che ci sono. Si parte con una vecchia conoscenza, ossia Ahmed Saleh, già apparso nella compilation “Anthology Of Contemporary Music From Africa continent”, che qui partecipa con due brani visionari, “Feryal” e “Khitam”, così come ritorna Toni Elieh, già nella raccolta “Anthology Of Electroacoustic Lebanese Music”, entrambe uscite per Unexplained Sounds Group. Il successivo Naujawanan Baidar è invece un progetto americano-afgano, basato a Eindhoven in Olanda: il suo brano, “Asir-e Jangi”, incredibile a dirsi, sembra affondare le radici nei Der Blutharsch di “The moment of truth”. Segue il kuwaitiano Bloom Tribe con “Descendence”, perla di ambient/drone sperimentale. L’intermezzo glitch del bahreinita Hasan Hujairi prelude alle evocative “Art if dying” di Nilüfer Ormanli e “Gaza requiem” di Paroah Chromium, mentre Guy Gelem e l’iracheno Farouk Adil regalano altrettanti brani, che utilizzano probabilmente strumenti tradizionali, i quali si intrecciano con riverberi e tessiture elettroniche, creando veri e propri rituali arcani seppelliti dalle sabbie del tempo. Ancora gli sperimentatori Mazen Kerbaj, Yousef Kawar e Nyctalllz ci ricordano, se ce ne fosse bisogno, del livello di avanguardia che pervade il Medio Oriente.
Sito web: https://unexplainedsoundsgroup.bandcamp.com/album/anthology-of-contemporary-music-from-middle-east(M/B’06)

VV.AA.
Witchcraft & black magic in the United Kingdom
CD  (Eighth Tower Records)

Nuova compilation per lo specialista Raffaele Pezzella e la sua Eighth Tower Records, che questa volta si focalizza su magia nera e stregoneria nel Regno Unito, chiamando a raccolta alcuni tra i più influenti progetti britannici. Questo fenomeno che sopravvive ancor oggi, si porta dietro una scia di sangue copiosa ed ebbe particolare risonanza appunto in terra d’Albione. Ma la ragione di questo lavoro è ancora un’altra e più profonda, ossia la commemorazione della prematura scomparsa di Daniel Williams, musicista che fu parte degli Stereotaxic Device e critico musicale, che compare in questa raccolta con due tracce, collage sonori sperimentali ed inquietanti, soprattutto “Do you believe in witches”, col suo organo dissonante. Apre le danze Gavin Morrow coi suoi Grey Frequency ed un superbo brano di ambient magico ed oscuro che ricorda da vicino arcani sabba pagani. Segue a ruota Robin Storey coi suoi Rapoon che non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni. Il duo Howlround deposita due pezzi di musique concrète, che utilizzano i loop sonori per ottenere un’atmosfera offuscata e visionaria, mentre i Satori di David Kirby, uno dei veterani della scuola sperimentale inglese, propongono una spessa coltre di frequenze stordenti. Michael Bonaventure fa capolino col suo drone organistico, mentre gli Sky High Diamonds mescolano noise e campionamenti vocali a cavallo tra Nurse With Wound e primi Current 93. In conclusione, ci troviamo di fronte all’ennesimo ottimo lavoro da parte di Pezzella, ben congeniato ed equilibrato nella scelta dei contributori, tra solide realtà di primo livello, pionieri e interessanti ed illustri sconosciuti.
Sito web: https://eighthtowerrecords.bandcamp.com/album/witchcraft-black-magic-in-the-united-kingdom
(M/B’06)

WIRE
Mind hive
CD (Pink Flag)

Non si stancano evidentemente gli Wire che, con una puntualità impressionante, sfornano album e tour a ciclo continuo, praticamente dalla fine degli anni ’70.
il successore dell’apprezzato “Silver/Lead” si chiama “Mind hive” e si presenta con una veste completamente nera (là dove il suo predecessore era dominato dal suo opposto bianco) in cui un blu mare tratteggia il nome dell’album in oggetto; niente fronzoli, disegni o foto ad effetto … basta il marchio, insomma.
“Be like them” è il brano di apertura in cui Newman e soci ripropongono un sound stile Wire 100%. Che cosa voglia dire poi questa frase è tutto un programma. Probabilmente, chi sta scrivendo si riferisce a quel genere musicale che proprio gli inglesi crearono sul finire degli anni ’70 quando il Punk iniziava la sua veloce autodistruzione per lasciare il posto ad un Post di cui gli Wire, insieme a pochi altri, hanno il diritto di considerarsi i veri padri fondatori. Colpi secchi e robotici della chitarra e della batteria di Grey, per scosse elettriche impareggiabili.
“Cactused” è il singolo scelto (non a caso) per promuovere “Mind hive”; attraverso la sua portata melodica, ha un sound capace di entrare subito in testa, reso ancora più piacevole da controcanti azzeccati. Strofa e ritornello si intrecciano e rincorrono per tutto il brano, per un singolo che mancava da tempo nel repertorio Wire.
“Primed and ready” offre staffilate elettriche (comunque meno efficaci delle canzoni precedenti), mentre “Off the beach” si presenta come il pezzo più pop dell’album: le chitarre meno aggressive e la leggerezza che si respira ne fanno un pezzo che pare ineliminabile.
Con “Unrepentant” e “Shadows” gli Wire si sanno destreggiare in insoliti lentoni in cui compaiono più evidenti le tastiere e dove il lavoro per Grey è ridotto ai minimi termini.
“Oklahoma” riaccende la corrente e riporta l’adrenalina per chitarre quasi hard ed urla distorte. È apprezzabile la scelta al microfono di Lewis, capace, attraverso doti canore e melodiche superiori a Newman” di ammorbidire il pezzo più duro di “Mind hive”.
Una interlocutoria “Hung” lascia lo spazio alla conclusiva “Humming” ed alle sue tastiere onnipresenti, espressione di una quiete ben guadagnata dopo nove pezzi di chitarre in primo piano ed i consueti piacevoli colpi elettrici, semplici ma efficaci come un buon defibrillatore.
(Gianmario Mattacheo)