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ATARAXIA
Synchronicity Embrced 
CD (Sleaszy Rider Records)
 

Synchronicity Embrced, è il nuovo album degli ATARAXIA, è uscito in ottobre 2018 per la Sleaszy Rider Records, è un “Viaggio Alchemico Del Pellegrino Nella Frequenza in 432Hz – 8Hz – 1Hz”. La copertina è di Nicolas Ramain, l'immagine è di Norma Gombok. Sono 8 canzoni, 8 è il simbolo dell'Infinito.
Come dicono gli Ataraxia stessi : “La nostra musica da sempre è un viaggio dimensionale, apre porte di cui ogni ascoltatore possiede la chiave. L’input che offriamo è quello di lasciarsi andare all’incanto del suono e partire. (…) Antica Grecia, abbazie cistercensi, monasteri nel giallo dei prati, erba tagliente, fasci di luce, scogli d’alabastro, la porta dei tempi e la mistica rosa, un passato di più di duemila anni si dipana tra riti Kabiri, tridimensioni alchemiche, danze pagane nella terra d’Albione, di lontano la sacra lira d’Apollo scandisce lo sciabordio delle onde d’oro fino al presente. (…) Ci purifichiamo nello spirito dell’acqua che tutto salva poiché l’acqua parla e lenisce le pene d’amore. (…) Abbi fiducia nel tuo cuore, e guarda solo per un momento lo specchio che i demoni ti mettono davanti, le radici e i rami sacri lavorano nella terra e nei cieli. (…) La sincronicità si è messa in moto. Volete incendiarvi e splendere? La vibrazione incalza…. E’ un disegno d’una estrema bellezza e di straziante dolore e d’indicibile scoperta…. Apparente caos … Onde del movimento circolare … E il sacro 8 vibra, questo è il codice d’accesso … E la coerenza dell’infinito 1 … Noi sotto le nuvole … Le nuvole sotto il cielo … Il cielo sotto le stelle … Le stelle sotto l’oscurità … Noi sopra l’oscurità”.
Entriamo in questo “viaggio spirituale e artistico”, attraversando “lo spazio-porta rotondo” ad ascoltare gli 8 brani:

Oenoe: è una ninfa natura, con la voce di Francesca Nicoli e la chitarra di Vittorio Vandelli, la canzone parla di stelle del mare e i colori, “il mio nonno era un marinaio” , si sentono lontani fischi, segna l’inizio di un viaggio alla ricerca della direzione, dell’orientamento, caratterizzato dal silenzio e la gravita, con i synth e i percussioni di Riccardo Spaggiari e le melodie folk.
Sikia: è villaggio antico greco, sentiamo un canto antico stile gregoriano con voci gravi accostate alle voci angeliche dolci di Francesca, arricchite dai timpani e i percussioni, con cantati in lingua italiana e inglese, il ritornello in italiano parla della sacra terra, dell’infinito del cielo, ci sono anche i cori, il ritornello si ripete più volte come una specie di mantra … per dare quell’idea dell’infinito con influenze di musica classica.
Ieros: è l’unione, l’amore tra maschio e femmina, la voce sottile è accompagnata dalla chitarra, “nascerà un fiume”, il canto è in italiano , “il sole scalda”, è un tributo alle forze della natura, caratterizzato dall’arpeggio di chitarra, i canti sono ispirati alla natura e dedicati alla natura; al cielo, al vento, al tempo, è un dolce canto, un infinito amore, si ripete la parola “infinito”.
Prayer of the Arcangel: sentiamo le tastiere di Giovanni Pagliari, i sospiri, in francese che danno sensualità al brano, una preghiera dove c’è dolore e sofferenza, “per splendere devi bruciare”, c’è armonia tra i vari strumenti; la chitarra, le tastiere, le batterie, i cori e le parti di violino e poi ci sono i parlati, parte un coro con voci sovrapposti a cori bassi, la musica inizia a ripetersi, diventando più ossessivo e presente, ripetitivo, unificato sta esplodendo, passa dalla lingua francese alla lingua inglese, inizia e termina con suoni di pianoforte, poi la lingua italiana, “anima inquieta, la luce del sole, le stelle, le strade del mare, la notte, dolce suono, ringrazia la natura ma anche prega, vibrazioni di metalli puri, le parole del maestro nella carne, delle stelle accese, le lacrime …, si apre il portale, uno che unisce esplode”.
Rose of the Wild Forces: dedicato alla donna, alle forze contraddittorie della violenza, tradimento, abbandono, protezione, la voce è bassa e grave, poi parte qualche acuto, la musica è da sceneggiatura, ci sono degli echi che rendono il brano etereo, come un sogno, la voce è accompagnata dalla chitarra elettrica, ogni tanto in profondità ci sono Ie voci angeliche, che contrastano i suoni gravi, si sentono anche voci maschili e tastiere, “violence, betrayal, protection, abandon”, alla fine sembra che il brano finisca, ma poi va avanti dopo un silenzio, e cambia, “I’ve lost you, I’ve trusted you”, influenze di musica folk e progressive.
Chiron Quartz: Chiron è un centauro, dalla mitologia greca, ancora troviamo i suoni e canti gregoriani con voci gravi e suoni acuti, voci angeliche, in cori, chitarra elettrica e batterie, c’è una lingua misteriosa e poi c’è la lingua italiana e la lingua latina. L’utilizzo di varie lingue è anche un modo per rendere il brano universale e divino.
La Vista del Bardo: “la spada, bilancia, tempo senza tempo, io sono un cavaliere”, è un canto che racconta una storia, “ascolterò con gioia i pentimenti”, ci sono voci maschili, è come una poesia recitata parlata e voci acuti, è una musica spirituale, la fine della canzone ci sono suoni della natura, del vento, l’armonia dei suoni enfatizzata dalla lingua latina.
Synchronicity Embraced: è il lungo track-title, inizia in francese con tastiere, batterie e voci sovrapposte, voci gravi e acuti, insieme a voci maschili, “refusion, protection, abandon” ripete, passa dal francese all’ inglese, voci e strumenti sono in sincronia e abbracciano la terra, poco dopo metà del brano, un'altra apparente fine, ma poi continua, con un canto stile gregoriano, spirituale e in italiano, i suoni cosi antichi e lontani sono interrotti da una voce effettata che quasi viene dal futuro e rende il momento surreale, l’ultima parte del brano cambia completamente stile, in questo brano cogliamo influenze wave, metal sinfonico e musica classica.

Synchronicity Embraced non è solo musica, è anche un pensiero, un invito a meditare, a trovare quell’armonia che esiste nella natura, cercare di capire i misteri del mondo che vanno avanti dai tempi antichi. Le influenze musicali vanno dal neo classico, al dark ambient, al gotico, neo folk e abbraccia tanti suoni del mondo.
Troviamo anche ispirazione al Druidismo al rispetto e la venerazione della natura. Sincronismo abbracciato è un pensiero continuo che porta avanti il lavoro degli Ataraxia e lega questo album agli album precedenti come Deep Blue Firmament uscito nel 2016 dove troviamo il mare, il cielo, le montagne, l’universo, l’acqua, l’infinito…

Line-up:
Francesca Nicoli– vocals
Vittorio Vandelli – Electric, classical and acoustic guitars, bass guitar, back vocals
Giovanni Pagliari – Keyboards, piano, back vocals
Riccardo Spaggiari – drums
Totem Bara – cello
(Rita Tekeyan)

BECUZZI, LYKE WAKE, NOISEDELIK, SSHE RETINA STIMULANTS, UNCODIFIED
A poisonous, black & white iridescence across dangerously amorphous urban landscapes
Download (Unexplained Sounds Group)

L’album in questione è uscito su supporto fisico la prima volta nel 2014 per Swiss Dark Nights, label quest’ultima dedicata principalmente a progetti in ambito darkwave/electro: probabilmente il fatto di uscire per una etichetta meno focalizzata sul genere qui trattato ha fatto sì che questo interessante lavoro in ambito industrial sperimentale passasse in sordina, senza riscuotere l’interesse dovuto, pur avendo ricevuto numerose recensioni positive all’epoca. La Unexplained Sounds di Raffaele Pezzella tenta di rimediare al fattaccio, rivitalizzando questo episodio tramite una versione digitale, mettendo sul piatto anche cinque tracce inedite una per ognuno dei partecipanti, più un remix ad opera di Simon Balestrazzi di una traccia frutto di un lavoro congiunto dei cinque attori coinvolti. Ripercorrendo questo album dal titolo straniante, nello stile tipico di Bandera, troviamo quindi le cinque tracce dalle atmosfere quiete, dal suono pulito e dall’attitudine isolazionista, con le tastiere che aprono di volta in volta scenari di ampio respiro a bilanciare rumori di sottofondo, i quali prendono il sopravvento in inquiete pause che rievocano i Nurse With Wound. I successivi inediti partono invece dall’approccio dei singoli artisti, a partire da Uncodified, che conferma di aver trovato una via musicale più riflessiva e meno radicale, seguito da Sshe Retina Stimulants, col suo consueto noise da un’altra dimensione. Becuzzi con “V03” porta l’ascoltatore in un mondo claustrofobico e deflagrante, mentre i Like Wake di Di Serio tirano fuori un pezzo sinfonico a base di organo dal sapore epico e coinvolgente. Noisedelik riporta tutti in lande infernali e desolate coi suoi suoni lugubri, seguito dal remix di Balestrazzi che è una sorta di “The great in the small” dei Current 93 fatto cogli inediti precedenti, ossia una stratificazione delle precedenti tracce, questa volta però con un intento molto più strutturato e molto meno mistico e visionario di quello che fu il lavoro di Tibet.
Sito web: https://unexplainedsoundsgroup.bandcamp.com/album/a-poisonous-black-white-expanded
(M/B’06)

BOW GAMELAN ENSEMBLE
Great noises that fill the air
CD (Cold Spring)

Il Bow Gamelan Ensemble fu un gruppo londinese fondato nel 1983 da Anne Bean, Paul Burwell e Richard Wilson. Similmente e leggermente dopo gli Einstürzende Neubauten e prima dei nostrani Officine Schwartz, questo trio diede vita ad una esperienza dinamica che coinvolgeva non solo la musica fatta per lo più di strumenti autoprodotti, ma anche luci e performance, trascendendo letteralmente il concetto di musica come era visto all’epoca e portandolo ad un livello superiore con il coinvolgimento di pari passo coll’aumento del successo, di una orchestra estesa di elementi e di maestri di fuochi d’artificio come Wilf Scott o El Diablo, ma anche di poeti come Bob Cobbing e molti altri artisti, tra cui il percussionista Z’Ev che qui compare in “Whistles“ e “Black Betty/Pyrotechnics”. La ristampa su cd del secondo storico lavoro datato 1988, illustra molto bene, anche se solo limitatamente all’ambito sonoro, il profondo sperimentalismo che pervadeva la scena inglese dei tempi, già profondamente scossa da gruppi come i Throbbing Gristle o i Test Dept., solo per citarne alcuni. L’album è pervaso da un rumorismo diffuso e minimale, le percussioni e la manipolazione di oggetti metallici come lastre e tubi la fanno da padrone, in una cacofonia di difficile assimilazione al giorno d’oggi, figuriamoci trent’anni fa, ma è indubbiamente un recupero della lezione fondamentale di Luigi Russolo, che si perpetra ancor oggi ed ha raggiunto ormai una forte diffusione nella quasi totalità della musica moderna.
Sito web: https://www.dundee.ac.uk/cooper-gallery/exhibitions/bowgamelanensemblegreatnoisesthatfilltheair
(M/B’06)

BUZZ KULL ‎  
New kind of cross
LP Avant!)

La Avant! è sempre un passo avanti quando si tratta di scoprire nuovi talenti in ambito wave, ed il progetto dell’australiano Marc Dwyer, al secolo Marcel Whyler, non fa di certo eccezione. Dipanando le sue strutture minimal/darkwave di straordinaria efficacia, con un sound che riporta l’ascoltatore prepotentemente negli anni Ottanta, Dwyer tira fuori dal cilindro un album come non se ne sentivano da un pezzo. Ritmi oscuri ed ossessivi, voce filtrata, synth, tastiere e drum machine, in un tutto tanto semplice quanto eccellente, perfetto incontro tra l’ebm degli esordi di gruppi fondamentali come Front 242 e Nitzer Ebb, e la synthwave, con alternarsi di pezzi incalzanti e dalle atmosfere quasi giocose come “Time”, con altri più tetri nei modi e nei testi come “Avoiding the light”. Uscirà solo su vinile, limitato a 250 copie per ciascuna delle tre etichette coinvolte ossia, oltre all’Avant!, la Burning Rose per l’Australia e l’americana Funeral Party, quest’ultima con vinile bianco.
Sito web: https://www.facebook.com/buzzkull
(M/B’06)

COBER ORD
Le chant des ruines
Download (Cyclic Law)

Il duo formato da Yann Hagimont (Habsyll, “O”, Ecce Homo) e Yann Arexis (La Breiche, Stille Volk, Ihan) arriva al terzo album: nati su coordinate drone/musique concrète, i Cober Ord hanno segnato nei loro pochi anni di vita un’evoluzione del loro suono approdando ad un dark ambient misto a field recording di natura oscura e rituale. A far da sfondo questa volta sono i Pirenei, luogo natio per i francesi che ne incarnano perfettamente la forza distruttrice ed indomabile, ma anche gli antichi segreti, custoditi in anfratti, grotte e luoghi sacri dimenticati. Le otto tracce, nei loro quaranta minuti, sono un viaggio insieme interiore ed esteriore, nel tempo e nello spirito, attraverso le rovine di un’era che non esiste più, ma che è pronta a rivivere in colui che presta orecchio ai suoi criptici messaggi. Le sonorità sono minimali, fatte di fruscii e declamazioni subliminali, stucchevoli nelle loro dissonanze, quasi a voler creare una barriera che tenga a distanza i profani e incanali le vibrazioni nella giusta direzione amplificandone l’arcano messaggio.
Sito web: http://coberord.blogspot.com/p/band.html
(M/B’06)

DATE AT MIDNIGHT
Reverse Resilience
MCD (Manic Depression)

A distanza di due anni dall’ultimo full-length ‘Songs to Fall and Forget’, il quartetto capitolino ritorna in studio proponendoci questo mini di sei tracce che esce in elegante digipak a tre pannelli per la Manic Depression, label indipendente transalpina specializzata in area goth, dark-wave e post-punk. Tutti ingredienti presentissimi nella miscela proposta da DAM, che si rivela al meglio sin dall’oscurissima intro atmosferica di ‘Reverse XXI’, pronta a stemperarsi velocemente nell’attacco gothic-rock di ‘Lights Off/Lights On’, potente cavalcata tra Xymox e Rosetta Stone. Il ritmo cala nella più riflessiva ‘Low’, per riprendere quota alla grande con il basso pulsante tipicamente post-punk di ‘Traumland’, riproposta anche in coda al lavoro nel remix dei No More, chiamato ‘kraut’ remix non tanto per le sonorità ma in onore – immagino – al paese di provenienza della coppia teutonica. ‘Surrendering to Memories’ pone fine alle danze con il suo incedere avvolgente, memore di quell’ estetica che appartenne a grandi nomi del passato come ad esempio And Also The Trees. Un disco, in definitiva, che non teme affatto di svelare il grande amore della band romana per l’epoca d’oro della dark-wave, riprendendone con perizia gli stilemi e facendone rivivere, a distanza di ormai quattro decadi, la nera fiamma.
Info: https://facebook.com/dateatmidnightband
(Oflorenz)
DEATH IN JUNE
Essence!
CD/LP/TAPE (NER)

Cosa aggiunge il nuovo ‘Essence’ a trentacinque anni dallo storico esordio di ‘The guilty have no pride’ e a cinque dall’ultimo, incolore ‘Snow Bunker Tapes’? Poco, in senso oggettivo ritengo abbastanza poco. Ma stiamo parlando di un progetto leggendario, che da solo seppe di fatto creare un genere, il neo-folk, facendo da apripista per una vasta schiera di gruppi in grado di animare un’intera scena che trovò massima realizzazione verso la metà degli anni ’90. Periodo nel quale DIJ partorì classici come ‘But, What Ends When the Symbols Shatter ?’ e ‘Rose Clouds of Holocaust’, opere al quale in qualche maniera l’ultimissimo ‘Essence!’ stilisticamente si ispira, nel tentativo di dare continuità a quella vena tipicamente (neo)folk che caratterizzò il progetto di Douglas successivamente agli esordi post-punk degli eighties. Le undici tracce del novello DIJ sono quindi necessarie per ogni die-hard fan di Douglas Pierce, meno per chi sia semplicemente alla ricerca di spunti realmente originali nell’ambito di una materia che probabilmente (anche grazie alle passate e sopra citate opere dello stesso DIJ) ha già detto tutto ciò che doveva e che poteva. Ciò premesso, risulta innegabile che rispetto alle più recenti, ed onestamente opache, uscite della Morte in Giugno, il nuovo opus sappia regalare qualche emozione in più, con un suono che torna ad essere più pieno e coinvolgente grazie al ritorno della chitarra elettrica, di qualche episodico inserto della mitica tromba (‘What Will Become of Us’) e ad una spruzzata di sperimentali effetti elettronici, come nella breve intro ‘Welcome to Country’ o nella ambientale ‘My Florida Dawn’. Meglio dunque, se prendiamo come metro di paragone ‘The Rule of Thirds’ piuttosto che ‘Peaceful Snow’ (poi riproposto in chiave non pianistica con ‘The Snow Bunker Tapes’), dischi giocati su uno scarno minimalismo cui non corrispose un’ adeguata ispirazione della vena melodico-creativa.
‘Essence!’ è proposto in formato CD, vinile colorato, picture ed anche cassetta, per soddisfare i vari palati della folta schiera di fans e collezionisti che tradizionalmente seguono da oltre trent’anni le vicissitudini di Mr.Pearce. ‘Essence!’ é per loro, soprattutto per loro.
Info: http://www.deathinjune.net
(Oflorenz)

STEFANO DE PONTI ‎
Malagrazia_______Landfall

CD (Luce Sia)

Stefano De Ponti, milanese di 38 anni è un artista multimediale con alle spalle studi in chitarra classica e musica elettronica presso la Scuola Civica di Milano ed una laurea in multimedialità all’accademia di Belle Arti. A partire dal 2007, la sua ricerca si concentra sull’uso drammaturgico del suono arrivando talvolta, come in questo caso, a sonorizzare opere teatrali. L’opera in questione è “Malagrazia”, messa in scena dalla compagnia Phoebe Zeitgeist con la regia di Giuseppe Isgrò. L’album, uscito su cd in formato digipack limitato a 190 copie, è sicuramente un episodio a sé stante nel panorama musicale, in quanto pervaso fortemente dai dialoghi dell’opera teatrale, benché lo spazio riservato alla musica sia preponderante e si snoda su due lunghe suite da oltre venti minuti, seguite da altrettanti brevi componimenti: il primo brano, “Entomologia della grazia”, dopo una breve introduzione parlata, prende una via rumoristica, innescata da un rumore di sottofondo, che decolla fino a smorzarsi progressivamente, lasciando nuovamente spazio ad altri brevi dialoghi surreali degli attori teatrali, che si alternano molteplici volte ad una nuova fase musicale più atmosferica a cui contribuisce la tavola armonica di Antonio Tonietti. Il successivo “De diligendo Deo”, è guidato dall’organo di Eleonora Pellegrini su voci stridule e distorte, mentre il successivo “Insula” è un lungo viaggio, quasi del tutto strumentale, scandito dalla batteria di Guillame Fuzz Lachat e pervaso dal violoncello di Stefano De Ponti. Chiude “Homo Homini Lupus”, pezzo solamente recitato, declamato integralmente in siciliano da Aldo Isgrò. De Ponti porta la musica ed il suo modo di affrontarla in una nuova dimensione, senza scordarne le radici, ma rielaborandole ed integrandole magistralmente con il teatro, forma di espressione potentissima per antonomasia, che amplifica inesorabilmente l’effetto del suo messaggio
Sito web:
http://www.stefanodeponti.it
(M/B’06)

DESIDERII MARGINIS
Deadbeat
LP (Cyclic Law)

Nell’occasione dell’uscita del nuovo eccezionale album “Vita arkivet”, la Cyclic Law ristampa la seconda uscita rimasterizzata per l’occasione del progetto dello svedese Johan Levin. Seguito del debutto “Songs over ruins”, “Deadbeat” riprende le atmosfere maestose e malinconiche del precedente lavoro, concentrandosi però nell’ottenimento di suoni ancora più tetri e corposi, risultando in un effetto di soverchiamento nei confronti dell’ascoltatore che viene schiacciato da pesanti cadenze industrial che si alternano a freddi loop di rara bellezza in una sorta di incrocio tra i primi Raison D’Être e Lycia. Questa ristampa nella versione digitale e su cd include inoltre due brani inediti, “Execration” e “Unclean”, che si situano su versanti più ritmati e sperimentali, piuttosto diversi da quanto si è abituati a sentire da questo straordinario artista. In parallelo, e senza i due brani inediti, sono disponibili due versioni su LP, una su vinile spatter rosso-nero limitata a 100 copie, l’altra su vinile nero limitato a 200 copie.
Sito web: https://www.facebook.com/Desiderii-Marginis-172940436056471
(M/B’06)

DESIDERII MARGINIS  
Vita arkivet
CD (Cyclic Law)

Dopo ben quattro anni di silenzio Johan Levin dà alla luce il suo nuovo lavoro che è l’ennesimo capolavoro. Per chi non li conoscesse, e se già bazzica territori dark ambient ciò è probabilmente dovuto ad un’inspiegabile sottovalutazione di questo progetto, che affligge una parte degli addetti ai lavori da ormai più di vent’anni. Gli scenari proposti sono come sempre maestosi, ricchi di sfumature e assolutamente coinvolgenti, in linea con i Raison d’être al loro apice, questi ultimi ormai incapaci da anni di raggiungere tali vette senza essere banali quando non triti e ritriti, come peraltro gran parte della scena odierna, pervasa da una staticità da cui i Desiderii Marginis non sono mai stati afflitti. “Vita” è “bianco” in svedese, ma anche e ovviamente “vita” in latino, quindi “archivio bianco” o “archivio della vita”: le cinque tracce, quattro lunghe suite ed un breve intermezzo centrale, sono forse appunto una metafora della vita o del ricordo di essa una volta giunto il momento del trapasso: quattro brani, come le stagioni, divisi da un breve intermezzo spartiacque. L’iniziale “Capsule”, quasi un mantra, lascia spazio a cori ed aperture liturgiche ed ariose nella successiva “The scattering”. La nebbia scende su “The passing bell”, a creare un confine netto che isola i brani successivi: il primo, “Vertigo” ha sonorità che richiamano il gelido “Hlidskjalf” di Burzum, anche se con tessiture molto più corpose. Chiude “Eulogy”, probabilmente il pezzo più intimo e solenne, epilogo sublime di un album che rappresenta un’esplorazione interiore ad opera di un artista di altissimo livello.
Sito web: https://www.facebook.com/Desiderii-Marginis-172940436056471
(M/B’06)

EVI VINE  
Black light white dark
(Solemm Wave Rec.)

Una nuova realtà della nuova musica oscura? Non siamo ancora pronti per sbilanciarci a tanto. Certamente Evi Vine e la sua arte dei suoni non sono esattamente quel prodotto musicale stereotipato che le radio lotteranno per accaparrarsi i pezzi.
Per l’etichetta “Solemn wave records” sembra piombarci addosso un’ondata di tristezza, inquietudine e tenebre capace di catturare. “Black light white dark” è questo il titolo del lavoro sulla lunga distanza che la giovane musicista (di stanza a Londra) ha pensato per aprirsi le porte della notorietà; un lavoro suddiviso in sette tracce in cui il leit motiv è quello di una implosione triste ed al tempo stesso violenta. La copertina pare già d’effetto: una sorta di buco nero (o di un sole) ma visto come in negativo, come se ciò che normalmente è raffigurato buio è qui di un bianco splendente e, viceversa, ciò che ci immaginiamo chiaro è solamente un contorno dalle linee nere.
Quando un amico mi suggerì l’ascolto di “Black light white dark”, lo fece come si fa con il formaggio per i topi. “C’è una nuova artista … ci suona pure Simon Gallup!!!”. Ed il topo ci è cascato in pieno. Però partiamo subito con il dire che, qui, i Cure non c’entrano proprio nulla, nonostante la presenza dell’eterno compare di Robert Smith. Ed allora, che suono sarà mai quello della Evi Vine? L’aiuto (prima di accendere la risposta sbagliata) arriva direttamente dall’artista, quando indica, quali destinatari dell’album, i fan di alcune note band tra cui Cocteau Twins, Swans, Faith and the Muse, Portishead, tra gli altri.
Ci sentiamo di non contraddire Evi Vine. Fin dal primo ascolto, abbiamo proprio la sensazione di ascoltare qualcosa di molto affine ai sopraccitati gruppi. Più di tutti i Portishead, soprattutto sul versante vocale, in cui è a tratti sorprendente la somiglianza con Beth Gibbons.
Con “I am the waves” si apre l’ascolto attraverso una canzone dominata da loop chitarristici (opera della stessa Evi Vine), colpi di tastiera che danno l’atmosfera adeguata, giochi percussivi, quasi spettrali e, a galleggiare sul tutto, una voce pulita ed ispirata. È uno dei brani più coinvolgenti, in cui le trame profonde si mescolano ad un cantato sofferto ed evocativo.
“Sabbath” è il singolo in cui c’è l’ospitata di Simon Gallup, ancorché apprezzabile, non ne ripete la medesima intensità. Quasi post rock nel cambio di ritmo e nelle successive esplosioni chitarristiche di stampo heavy, è accompagnato da un video veramente violento (con omaggi allo “Psyco” di Hitchcock), in cui sangue che scorre a fiumi ed altre immagini cruente ci fanno capire come Evi Vine non sarà mai la futura reginetta di MTV.
Il resto dell’album prosegue su questa falsariga; con una “My only son” che si presenta con un incedere più sommesso, meno aggressivo e triste; una transitoria “We are made of stars”, dominata da effetti e dalla programmazione ed una “Afterlight” in cui il cantato si trasforma in un sussurro, abile a ritagliarsi spazi tra i feedback di chitarra.
“Sad song no.9” chiude “Black light white dark”; ancora post rock in un brano dove, ad un inizio delicato, seguono loop violenti che dialogano perfettamente con la batteria, sempre in primo piano e capace di portare il pezzo in un crescendo di intensità.
(Gianmario Mattacheo)
GarageVentiNove
Il Male Banale
CD (ODR)

 I GarageVentiNove, nati nel 1991, sono una band di Milano/Varese composta da:  Patty S. (voce e tastiere), Brian K (voce e tastiere),  Ermanno Monterisi (chitarra e programming), Claudio Fusato (basso) e Ciccio Nicolamaria (batteria e tastiere).
Nel loro background musicale troviamo sia musica indie che alcune influenze  wave. Il loro sound mi ricorda i gruppi anni '90 della famosa etichetta "I Dischi del Mulo", fondata dai CSI, che all'epoca aveva in scuderia band come EstAsia ed Üstmamò.
I GVN hanno all'attivo due album e tre mini.

Dieci sono le tracce presenti in Il Male Banale.
Alla voce si alternano Patty e Brian che pur dando un'impronta personale al brano cantato mantengono omogeneo il sound della band.

I testi per la maggior parte sono in italiano tranne "Down the River" e "Unwise Gods" che cantati in inglese hanno un respiro internazionale.
I GarageVentiNove sono unn band mossa dalla passione ed è questo  il loro punto di forza che rende la loro musica personale.
Il Male Banale può piacere ad un pubblico vasto, ad un ascoltatore che ama l'indie e la wave d'autore.
Sito web: https://www.facebook.com/GarageVentiNove/
(Nikita)
 
INSTITUTION D.O.L.
Our Love Can Destroy This Whole Fucking World
CD/LP (TORM Ent.)

Il micidiale duo composto da Matthias Beisl ‘Barbie B.’ e dalla compagna Meta Dolor celebra alla grande il ventennale dall’esordio di ‘(Cultural) Death By Consumism/Die Macht’ con questa fiammante uscita dal programmatico titolo di ‘Our Love Can Destroy This Whole Fucking World’, ottavo capitolo assoluto del progetto power-electronics austriaco. Disponibili in formato CD digipak piuttosto che LP, le sette tracce dell’opera hanno richiesto un triennio di lavoro, con registrazioni che hanno avuto luogo, oltre che nella natìa Austria, anche in Germania ed Italia.
La intro liturgica di ‘Invocation’, disturbata da sinistre radio-frequenze, ci introduce nel vivo dell’opera, pronta a decollare con il possente assalto all’arma bianca di ‘We are The Black Ones’. Micidiali onde sinusoidali e voci filtrate e distorte tributano i seminali Whitehouse in ‘You Are All Lost’, mentre urla laceranti spezzano il tappeto white noise di ‘Abschlachtung’ (Massacro), sorprendente nell’aprirsi in microcosmi ambientali di grande effetto che lottano per sopravvivere alle schegge rumoristiche ed alle voci rallentate e distorte sempre pronte a minacciarli. ‘Absolute Hell’ mantiene fede al suo titolo, sprofondandoci in un ‘maelstrom’ nerissimo di total-caos elettroacustico che pare non lasciare scampo, per ridonare un pizzico di speranza nella finale coda pianistica, pur sempre infestata da proclami poco rassicuranti. ‘In Dust and Death’ conquista immediatamente con la sua ritmica insistente e martellante, e ci conduce dritti verso la finale title-track (resa con l’acronimo ‘OLCDTWFW’), una lunga coda di oltre dieci minuti le cui ariose aperture dilatate e la rasserenante melodia di tastiera restituiscono un filo di luce ad un disco nero come la pece. Anche se la voce disperata e piangente delle ultime battute, vuole forse suggerirci che questo spiraglio luminoso, in fondo, è solo un’illusione. Lo stesso autore aveva preannunciato il disco come il più radicale e profondamente sentito mai partorito in vent’anni di militanza: intenti programmatici pienamente riusciti, ve lo confermo. Institution D.O.L. dimostra più che mai di saper rileggere in maniera convincente e personale il verbo elettronico estremo di natura analogica, risultando tra l’altro, nel momento in cui scriviamo, l’unico act power-electronics operativo sul territorio austriaco. Recuperate anche voi una copia del disco: più saremo, e più il nostro amore sarà davvero in grado di distruggere questo fottutissimo mondo in cui viviamo. Parola di Institution D.O.L. !
Info: https://www.facebook.com/barbie.bdot
(Oflorenz)

JETON HOXHA  
Vowel
Download (Eighth Tower Records)

Dopo una comparsata nella compilation "2018 Balkan experimental survey - Post industrial culture series" della Unexplained Sounds Group, il mastermind dell’etichetta Raffaele Pezzella, sempre attento alle promettenti realtà musicali di paesi meno tradizionalmente afferenti a queste sonorità, ha pensato bene di farli esordire con un full length presso la sussidiaria Eighth Tower Records. L’album in questione è la registrazione live effettuata al centro culturale Braka Miladinov a Struga, in Macedonia, nel giugno 2018. Una unica lunga traccia, costruita basandosi su field recording e sintetizzatori, con l’utilizzo di opportuni filtri con l’obiettivo di ottenere un album di puro ambient/drone dai contorni tetri: è un suono che colpisce a freddo, in un crescendo che assume toni devastanti man mano che si procede nell’ascolto, come se si sprofondasse in una specie di buco nero e ci si rendesse conto della cosa progressivamente, in un’escalation di angoscia. Frequenze a malapena udibili annebbiano la mente dell’ascoltatore, facendogli perdere i punti di riferimento, nello stile del magistrale progetto Lustmord, portandolo in un viaggio senza ritorno nella totale oscurità, che culmina con suoni di campane durante le quali gli elementi sonori precedenti spariscono progressivamente ed il suono diviene scarno fino a scomparire, lasciando spazio al solo rumore di fondo, che conclude la traccia. Episodio interessante e vario, sorprendente per la notevole maturità e personalità.
Sito web: https://eighthtowerrecords.bandcamp.com/album/vowel
(M/B’06)

MERZBOW / GENESIS BREYER P-ORRDIGE
A perfect pain
CD / LP  (Cold Spring)

La Cold Spring ridà alle stampe diciannove anni dopo, la storica collaborazione avvenuta nel 1999 tra Masami Akita e Neil Andrew Megson ossia Genesis P-Orridge, meglio noti coi loro gruppi, rispettivamente Merzbow e Throbbing Gristle. Entrambi non hanno bisogno di lunghe presentazioni: il primo è stato uno dei pionieri della scena noise giapponese e mondiale, il secondo è stato uno dei fondatori della scena industrial, alzando l’asticella dell’avanguardia e della provocazione col passare degli anni con la creazione di nuovi progetti e non solo, come il T.O.P.Y. e gli Psychic TV, senza scordarsi la partenza dai seminali COUM Transmissions, primordiale origine del tutto. Come ci si poteva attendere, le cinque tracce di questo album sono un episodio piuttosto sorprendente di entrambe le discografie: il primo brano, “A perfect restraint”, è una sorta di inquieto ritornello noise sulla voce di Genesis, la successiva “Flowering pain given space” vede ancora la stessa voce distorta come protagonista, che lascia però spazio ai tipici gorgheggi di frequenze di Merzbow durante le pause. Il binomio si protrae nella lunga “Source are rare”, intensificando ulteriormente il suo assalto, con la distorsione vocale che diventa strumento aggiunto e vera a propria “arma da taglio” impropria: muri di rumore si ergono maestosi e sovrani del regno tipico delle performance di Akita. “Kreeme Horn” è rilassante rispetto alla precedente, coi suoi quieti beat immersi però in un’atmosfera low-fi densissima. Dopo un inizio che rievoca i fasti di “Venereology”, la conclusiva “All beauty is our enemy” diventa un brano sussurrato su intelaiature dissonanti e claustrofobiche, che danno il colpo di grazia ai temerari che sono giunti fin qui nell’ascolto. Esce su cd, vinile nero e dorato, quest’ultimo limitato a 300 copie: attenzione che cd e vinile hanno una lista tracce differente, con alcuni brani con durata ridotta sull’lp: ciò è probabilmente dovuto alla resa sonora del vinile che avrebbe risentito di un’eccessiva lunghezza del disco, quindi rimane la scelta all’ascoltatore, che ovviamente sarebbe meglio optasse per il doppio o anche triplo acquisto.
Sito web: http://merzbow.net; http://www.genesisporridge.com
(M/B’06)

   

MOLOCH CONSPIRACY  
The cave of metaphysical darkness & lights
Download (Eighth Tower Records)

Il francese Julien A. Lacroix arriva al terzo capitolo del suo progetto, il primo su supporto fisico, limitato a sole 50 copie, esordendo con l’etichetta Eighth Tower Records, sussidiaria della Unexplained Sounds di Raffaele Pezzella, quest’ultimo noto col suo progetto Sonologyst. Si tratta di un affascinante lavoro in ambito dark ambient, che ripercorre i miti mesopotamici attraverso un percorso esoterico ed iniziatico: le sonorità richiamano gruppi come Herbst9 ed i lavori più arcani di entità come gli Urna di Gianluca Martucci, traendo la forza dall’Enūma Eliš e dalle divinità che lo compongono. L’album si sviluppa attraverso sette tracce, che scandiscono l’accesso ad una grotta, simbolico custode delle acque sotterranee primordiali, impersonificate dal dio sumero Apsû. Attraverso vari passaggi ed evocazioni di entità come quest’ultimo ed il mostro mezzo pesce Kulullû, generato da Marduk, tra echi sotterranei, antichi strumenti a corda e voci femminili, l’ascoltatore compie una discesa agli inferi: la luce ed i rumori esterni spariscono, lasciando spazio a sgocciolamenti, rumori di corsi d’acqua ed antiche litanie recitate da oscuri sacerdoti. Il tutto si compie in “The awful ritual”, dove l’intensità cresce e tutto quanto sembra convergere ed acquisire potere fino a raggiungere l’apice, per poi silenziarsi improvvisamente. Nell’epilogo conclusivo l’incubo sembra alle spalle, tuttavia le atmosfere restano inquiete ed angoscianti, come se qualcosa fosse irrimediabilmente cambiato e come rotto per sempre.
Sito web: https://eighthtowerrecords.bandcamp.com/album/the-cave-of-metaphysical-darkness-lights
(M/B’06)

MONOFONIC ORCHESTRA + ODRZ
The end of the beginning / The beginning of the end
7” (Luce Sia)

Maurizio Marsico, nome storico della scena sperimentale anni Ottanta, e il duo ODRZ si sono incrociati il 24 marzo 2018 per un live congiunto al Reverso Festival a Milano: ne è nato uno storico episodio di quello che la scena italica può offrire come estrosità ed avanguardia e la svizzera Luce Sia ha pensato bene di immortalarlo con un 7” che raccoglie frammenti selezionati di quella performance, con due brani in cui le filosofie dei due progetti si fondono perfettamente: nel primo lato un diluvio di frequenze scandite da ritmi forsennati trascina l’audience per circa cinque minuti, preparando il terreno per il lato b, più sognante e astratto, ma sempre scandito da incursioni noise/industrial abrasive. Single molto interessante, che si auspica possa avere un seguito, magari con uno split vero e proprio nei mesi a venire.
Sito web: http://www.odrz.org
(M/B’06)

MZ. 412  
Svartmyrkr
Download (Cold Spring)

Ogni volta che Henrik Nordvargr Björkk esce con un nuovo lavoro l’attenzione e le aspettative sono sempre alte, visto sia il valore storico di questo artista, che la sua discografia estremamente variegata attraverso i suoi numerosi progetti, che spaziano dall’ambient al black metal, passando per EBM, noise e industrial. Quando poi, come in questo caso si parla del suo progetto principale, che rilascia il nuovo full-length dopo ben tredici anni di silenzio, ma con un’attività live che ne ha certificato la splendida forma, la curiosità è davvero tanta. Innanzitutto, va detto che l’album è assolutamente in linea con ciò che sono e sono stati gli MZ. 412 finora: il suono è potente e oscuro, permeato da taglienti rasoiate che squarciano le pause più meditabonde di questa inquieta creatura. Ancora una volta si parla di black industrial senza esitazioni: il lavoro è dedicato all’inferno norreno, l’Helheim, ed alla sua sovrana Hel, in una sorta di discesa agli inferi come già fu “Domine Rex Inferum”, che pareva registrato dal vivo all’inferno. Non ci sono stravolgimenti nel classico approccio sonoro di questo progetto, con le sue marce e le sue orchestrazioni maestose, ma sicuramente è un’opera eccellente che rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto al passato sotto molti punti di vista, dal suono alla strutturazione dei singoli brani alla visione nel loro complesso, più omogenei e contestualizzati in quello che è una specie di concept, anche se l’ispirazione che permeava “Burning the temple of God” sembra un po’ sopita.
Sito web: http://www.nordvargr.com
(M/B’06)

RAISON D’ÊTRE  
Prospectus I
LP  (Cyclic Law, Old Europa Café)

La Cyclic Law, in collaborazione con l’Old Europa Café si cimenta nel dare alle stampe la prima versione su vinile dello storico album d’esordio dei Raison d’Être, uscito nel 1993, recuperandolo e registrandolo nuovamente dalle sorgenti originali, con l’intento di mantenere intatto il feeling del lavoro di esordio, anzi di potenziarlo ulteriormente attraverso un lavoro certosino sui suoni ed inserendo quattro bonus track. Le edizioni in vinile sono due, quella classica su vinile nero e quella splatter grigio-nera, rispettivamente limitati a 300 e 200 copie. Non c’è molto da dire, Andersson è stato ed è tutt’ora un artista di riferimento che non si è mai adagiato su quanto fatto, esplorando senza sosta nuove idee e sonorità facendo storcere talvolta il naso allo zoccolo duro dei suoi fan per le sue scelte, ma mai scendendo di livello in ciò che ha fatto e continua a fare. Con le sue atmosfere solenni e religiose, “Prospectus I” fu uno dei lavori simbolo della scuola ambient scandinava degli anni novanta e delle potenzialità della scuderia Cold Meat Industry, sancendo il passaggio da pezzi più ritmati ad altri più statici e contemplativi come “Ordeal in chapel”, “Mourning” o “Mesmerized in sorrow”, che furono poi il biglietto da visita del suono dei successivi Raison d’Être. Le bonus track qui incluse mostrano chiaramente le notevoli differenze col passato, con la ricomparsa prepotente di ritmi poderosi che si intrecciano con melodie, archi ed aperture sinfoniche, loop vocali ed un approccio talvolta marziale, che pur non tradisce l’essenza di questo progetto, soprattutto nel feeling spirituale e desolato.
Sito web: https://raison-detre.info
(M/B’06)

SHRINE
Celestial fire
CD (Cyclic Law)

A due anni di distanza dal precedente acclamato “Ordeal 26.04.86”, ritorna il progetto del bulgaro Hristo Gospodinov, con un lavoro molto interessante che si colloca sul versante del dark ambient di alto livello. L’album prende le mosse dalla trama di “Tomb Raider III” secondo cui, milioni di anni fa, un meteorite si abbatté sull’Antartide, allora localizzato ai tropici, e fu poi scoperto millenni dopo dai primi polinesiani che vi sbarcarono: questa roccia celeste ebbe però effetti nefasti sui neonati che subirono mutazioni: i polinesiani decisero quindi fuggire dopo aver seppellito la pietra sottoterra sigillandola in una camera sotterranea che poteva essere aperta solo con quattro chiavi ottenute dal medesimo meteorite: questa storia verrà poi riscoperta da un gruppo di esploratori del XIX secolo capitanati da Charles Darwin. Le sei tracce di “Celestial fire” tracciano questa ricerca spasmodica del meteorite e della verità su genetica ed evoluzionismo: il primo monumentale brano è una sorta di pezzo dark industrial à la Deutsch Nepal, pervaso da voci riverberate che emergono nella seconda parte di esso, che ha un’atmosfera più quieta e gioiosa, ripresa e stabilizzata nel successivo “Element 115”. “The eye of Isis” si muove su ariosi soundscapes, mentre “Ora Dagger” ha echi tribali che rievocano gli Zero Kama. Sorprendente “The lost city of Tinnos”, con reminiscenze del rivoluzionario “Frozen Niagara Falls” di Prurient. Chiude infine la title track “Celestial fire”, stilisticamente sulla scia del precedente. Ottimo lavoro, uno dei componenti più brillanti della scuderia Cyclic Law.
Sito web: http://www.shrine.me.uk
(M/B’06)

TREHA SEKTORI
The sense of dust and sheer
CD (Cyclic Law)

Vincent Petitjean, grafico e art director parigino, noto al mondo della musica ambient per il suo progetto Treha Sektori, esce nuovamente per Cyclic Law con una raccolta di brani in parte inediti, in parte già usciti. La lunga suite iniziale che occupa la prima metà dell’album, costituisce quanto già rilasciato nel 2015 in un cd+libro dal titolo “The sensation of being one of them”, in collaborazione con “Mudh” e con Krystoffer Rygg degli Ulver alle parti vocali. La successiva “Overth Emh” appartiene invece al 10” uscito in collaborazione con Amenra, fatta di percussioni potenti, alternate a echi sconfinati e desertici, che caratterizzano il suono dei Treha Sektori, permeando anche le successive tracce ad esclusione delle ultime due più statiche “Sahe Fernah” e “Ehiessieh”, che fanno invece parte della colonna sonora del documentario “Lost and found” diretto da William Lacalmontie. Le rimanenti “Dehn Semteh” e “Severh Devrah” sono comparse rispettivamente nello split con Innerwoud e nel sampler della Cyclic per i suoi dieci anni. L’edizione molto curata esce come digisleeve A5 limitato a 300 copie. Non è un lavoro nuovo, ma piuttosto una buona occasione per recuperare alcune tracce uscite non in digitale o in edizioni non più disponibili per gli amanti di questo originale progetto e per chi volesse avvicinarsi a questo genere attraverso un artista interessante.
Sito web: https://www.facebook.com/trehasektori
(M/B’06)

VIDI AQUAM
Oberland
MCD (Rosa Selvaggia)

Mentre scriviamo sono passati ben venticinque anni dalla nascita dello storico combo meneghino, correva infatti l’anno 1994 e l'anno dopo la cassetta ‘Vidi Aquam’ licenziata da ‘L’Alternative Dramatique’ di Anthony Duman (Weltschmerz, Monumentum) sanciva l'esordio ufficiale del progetto capitanato da Nikita.
Stabilizzatisi in maniera definitiva dal 2006 nella formazione a tre che include, oltre Nikita, anche Fabio Degiorgi e Daniele Viola, Vidi Aquam dedicano il nuovo lavoro ad una tematica piuttosto attuale, quella della cosiddetta ‘gentrificazione’, rapportata nello specifico alla metropoli berlinese. Termine oggi ormai entrato nell’uso abituale, ‘gentrificazione’ deriva dal britannico ‘gentry’, parola che identificava la piccola nobiltà inglese, ovvero con il passare degli anni la cosiddetta borghesia. Così, in nome di un’ ipotetica ‘riqualificazione’, intere aree urbane sono state drasticamente snaturate, con la costruzione di anonime zone residenziali inaccessibili ai più, costellate in qualche caso di nuovi locali ‘trendy’ in totale rottura con il passato.
Berlino ha vissuto questo processo in maniera più traumatica rispetto ad ogni altra metropoli europea, soprattutto considerando il passato e la forte tradizione artistica underground della città sin dai tempi
del primo dopo-guerra, che raggiunse i suoi picchi di eccellenza nell’acida epoca ‘Kraut’ prima (i Cluster e lo ‘Zodiac’ Club!), nei primi ’80 successivamente, con il dilagante fenomeno delle occupazioni di aree altrimenti abbandonate e disabitate e nella loro trasformazione in veri e propri laboratori artistici alternativi (fu l’epoca di Neubauten e Malaria!).
Fortemente influenzato dalla recente esperienza di vita berlinese di Nikita (Oberlandstrasse era la via dove abitava nel distretto di Tempelhof, a pochi metri dal distretto di Neukölln ), il disco tiene fede stilisticamente al marchio di fabbrica del gruppo, un post-punk martellante ed a tratti paranoico. Così è sin dall’iniziale ‘Gentrification’, introdotta dal potente basso di Fabio, dove si parla di Tacheles, una vera area-simbolo in tema di gentrificazione, ed il tiro non perde un colpo anche nella successiva title-track, probabilmente il brano maggiormente auto-biografico scritto da Nikita. Simbolica ‘Spielstadt’, dedicata alle bande di ‘artistoidi’ hipster che ormai da tempo infestano Berlino, città dal vecchio animo duro a morire che viene celebrato nella successiva ‘Breathless’, dall’atmosfera forse proprio per questo più sommessa e malinconica. ‘Pass the Borderline’, dai massicci muri tastieristici, ci ricorda chi – per scelta o necessità – ha deciso di condurre un’esistenza ai margini della società, del resto Berlino fu la patria di ‘Christiana F.’, come dimenticarlo.
‘Oberland’, ottavo sigillo a nome Vidi Aquam, esce in tiratura limitata di trecento Cd digipak, ed è abbellito dall’artwork di Camilla Casalino, abile nel reinterpretare con un mood inquietante gli scatti berlinesi di Nikita.
Ascoltatelo in viaggio verso Berlino, prima di immergervi in lunghe passeggiate tra Prenzlauer e Friedrichshein, per poi scendere in direzione Kreuzberg. Vi aiuterà ad immergervi nel suo spirito più vero, che nonostante tutto resiste, ed alberga sempre nell’animo di chi ancora ha la voglia e la forza di sognare.

Info: https://vidiaquam.bandcamp.com/
(Oflorenz)
 

VV.AA. – Anthology of electroacoustic Lebanese music
Download (Unexplained Sounds Group)

Raffaele Pezzella, da sempre molto attento alla musica sperimentale proveniente dal Medioriente con la sua etichetta Unexplained Sounds Group, dà alle stampe questa interessantissima compilation che raccoglie quanto di meglio il Libano offre oggi in termini di gruppi e di idee: sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la scena libanese ed in particolare Beirut si sono distinti quale punto di riferimento culturale in quanto crocevia di influenze ed elementi occidentali e orientali. Dopo quindici anni di guerra civile ed il successivo periodo post-bellico, negli anni 2000 alcuni progetti musicali hanno iniziato a svilupparsi e molti artisti interessanti hanno dato il loro contributo. Tra questi sicuramente vanno citati Charbel Haber e Toni Elieh fondatori della band post-punk Scrambled Eggs e parte integrante dell’ensemble avantgarde-jazz Orchestra Omar nonché di altri progetti, ma separatamente, sempre in ambito jazz, entrambi presenti in questa compilation con quattro brani. Attorno a questi due nomi ed a quelli di Fadi Tabbal, musicista, produttore e ingegnere del suono, e Sharif Sehnaoui, polistrumentista jazz, ruotano gli altri artisti qui inclusi, una dozzina di nomi in tutto, la più parte dei quali debutta in questa compilation, e rivelano una sorprendente vitalità nelle loro proposte che spaziano dall’ambient/industrial al drone, come i Two Or The Dragon, Marc Codsi e Raed Yassin, quest’ultimo qui con una collaborazione con Sharif Sehnaoui e l’olandese Gert-Jan Prins. Ancora una volta Pezzella dimostra un grande fiuto nello scovare realtà impensabili ed inesistenti per noi occidentali, ma invece di grande valore.
Sito Web: https://unexplainedsoundsgroup.bandcamp.com/album/anthology-of-electroacoustic-lebanese-music
(M/B’06)

VV.AA. – Decay death and darkness - Aural visions of Beksiński's art
Download (Eighth Tower Records)

La Eighth Tower Records, rilascia una interessantissima compilation dedicata al lavoro straordinario dell’artista polacco Zdzisław Beksiński (1929-2005), scultore, pittore, disegnatore e fotografo, divenuto famoso negli anni novanta per le sue opere truci ed oscure, che ricordano per certi versi il lavoro di Hans Giger. Decadenza, morte ed oscurità sono i pilastri su cui si basa la sua poetica, che coincide con i caratteri fondanti di molti artisti in ambito dark ambient: Raffaele Pezzella ha pensato bene di riunirne una piccola parte sotto l’egida della sua etichetta, nell’intento di celebrarne l’opera a tredici anni di distanza dal suo inspiegabile assassinio. I progetti coinvolti, a parte i leggendari Cordis Cincti Serpente, i Sonologyst dello stesso Pezzella, i Nihil Impvlse ed i siberiani Psionic Asylum, non hanno ancora debuttato su supporto fisico, ma in maggioranza sono comparsi solo in alcune compilation: tutti hanno però recepito in pieno il messaggio che racchiude questa compilation e l’opera di Beksiński, celebrazione cieca e devota della malinconia e del nichilismo che attraversarono la Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante ciò che possano indurre a pensare le sue opere, Beksiński non fu persona austera o crudele, bensì ricca di senso dell’umorismo ed amante del lato oscuro della bellezza, con una splendida famiglia che purtroppo lo lasciò anzitempo per varie vicissitudini: gli anni successivi a queste fondamentali dipartite furono sicuramente i più tristi per lui, ma anche quelli di maggior successo artistico, ed a quelli si riferiscono i vari brani qui contenuti. Si inizia con Nuno Veiga e il suo augurio di “Boa morte”, dall’ambientazione rituale e tribale. Segue il gelido messaggio di Adonai Atrophia col suo “Winter” a base di freddissimi toni di tastiera e cori da un’altra dimensione. La collaborazione tra mKnoise e Visions of Abraxas riporta ambientazioni care a gruppi come Herbst9, mentre Nihil Impvlse, Deathwalk e Psionic Asylum ricadono su versanti industrial/noise. Gli Occult Odissey mescolano chitarra, lamenti laceranti e maestosi echi catacombali, seguiti dai Dēofol che chiudono con una lunga suite quieta che traghetta l’ascoltatore in un lento incedere fino allo spegnersi di questi ottimi settanta minuti di musica.
Sito web: https://eighthtowerrecords.bandcamp.com/album/decay-death-and-darkness-aural-visions-of-beksi-skis-art
(M/B’06)

VV.AA. ‎– Earthen – A Cold Spring sampler
Download (Cold Spring)

Nell’occasione dell’uscita del duecentocinquantesimo album, l’etichetta britannica dà alle stampe una cospicua compilation che include quanto di recente è stato prodotto dalla stessa, con un brano inedito dei Coil, “Spastiche (Trumpo)”, a fare da ciliegina sulla torta. Si trovano quindi brani estratti dalle ultime ristampe dello storico split Merzbow / Genesis P-Orridge, di “Kondole” degli Psychic TV, del debutto dei C.3.3., e ancora dei Coil con Zos Kia e Marc Almond. Trovano spazio anche gli MZ.412 freschi del nuovo full length, NDE, Xerxes The Dark ed i nostrani She Spread Sorrow e Sonologyst, per un totale di oltre due ore di musica. Chiunque si avvicini per la prima volta a questa scena musicale, o sia comunque agli inizi potrà sicuramente trovare in questo doppio cd un ideale compendio da parte di una delle etichette più prolifiche e strutturate in questo ambito, con proposte musicali che spaziano non solo geograficamente, ma anche musicalmente dal noise al rock, sempre con un piglio estremo e sperimentale.
Sito web: www.coldspring.co.uk
(M/B’06)

VV.AA. – Electroframework
Download (Unexplained Sounds Group)

La Unexplained Sounds Group di Raffaele Pezzella rilascia questa compilation solamente digitale: ventun tracce per oltre due ore di musica elettroacustica e concreta, fortemente sperimentale, che sfocia a tratti nell’isolazionismo e nel glitch. Tra gli artisti coinvolti, gran parte dei quali semi sconosciuti, ma di ottimo livello, troviamo alcuni nomi importanti che fanno parte della scena musicale italiana, tra cui Giovanni Verga e Giorgio Sancristoforo: il primo, berlinese di adozione, dove lavora come sound artist, compositore e musicista elettronico, è specializzato nel comporre musica usando una grande varietà di fonti, come field recording, feedback, nastri magnetici, frequenze radio e così via, il secondo è un ingegnere del suono, nato e residente a Milano dove lavora come docente di sound design e sound synthesis presso il SAE. Sancristoforo è autore di due nuove tecniche di sintesi sonora, il Triple Axis Modal Synthesis (TAMS) e l’Additive Tropical Synthesis, quest’ultimo sviluppato insieme al matematico Cristiano Bocci, e ha all’attivo la creazione di diversi software concepiti per la musica elettronica sperimentale. Dall’estero invece ci sono lo scozzese Michel Bonaventure che propone un pezzo molto particolare, che vede protagonista l’organo, strumento che è il fulcro dei suoi lavori, ed il tedesco Stefan Schmidt, chitarrista, compositore e sound designer. È sicuramente un album di difficile ascolto, a tratti cacofonico, basato sull’assidua ricerca di nuove fonti sonore, che mette tutto il resto in secondo piano, ma allo stesso tempo getta uno sguardo visionario sul futuro della musica.
Sito Web: https://unexplainedsoundsgroup.bandcamp.com/album/electroframework
(M/B’06)

AAVV - Forest oh Thorns - A Dornwald Compilation
Digital Download (Dornwald)

Ritorniamo con piacere a parlare della Dornwald, label indipendente fondata nel 2017 dall'attivissimo amico e collaboratore Lorenzo Nobili. Proprio su queste pagine ci eravamo occupati della precedente compilation 'Messina 1908', dedicata al 'gemellaggio' italo-sovietico in occasione del terrificante terremoto siculo di inizio secolo. Questa raccolta nuova di zecca, in uscita sul sito Bandcamp dell'etichetta il 25 di marzo, raccoglie in sedici tracce l'attività di altrettanti artisti e progetti provenienti da ogni parte del globo, ed accomunati dall'attività di ricerca nell'ambito di sonorità non conformi che spaziano dal drone/dark-ambient al cosiddetto 'dungeon synth'. Lo spirito del lavoro è ben rappresentato dal magnifico artwork, uno scatto in bianco e nero di un meraviglioso sentiero boschivo che conduce ad un sito medievale abbandonato dell'ascolano, ove la fitta vegetazione pare avvolgere il solitario viandante come in un paesaggio incantato. Quattro gli artisti inclusi nella raccolta che tengono alto il vessillo italico, a partire da Giovanni 'Leo' Leonardi che ben conoscerete in virtù della sua storica attività in Siegfried, ma anche nei più recenti progetti Carnera, Divisione Sensucht, Senketsu No Nightclub e MHOLE. La sua 'The Breath of A Dying Earth' é una mirabile dimostrazione di rielaborazione di field-recordings, nello specifico catturati da Giovanni nell’area protetta delle Salse di Nirano, celebri per i loro interessanti fenomeni eruttivi gassosi. Dall’Emilia di Leonardi ci spostiamo poco più a Sud incontrando la Toscana di Valerio Orlandini, altro protagonista di lunga data della scena nostrana che ci propone la marziale ed apocalittica ‘Modern World Understatement’, mentre il meneghino Eugenio Mazza, in arte Pavor Nocturnus, dedica alla raccolta la sua inedita ‘BassoprofondoO)))’, la cui trascrizione pare tradire la passione per certi SunnO)))…!
Eugenio appare anche nell’ultimo progetto italiano coinvolto, questa volta a fianco del boss di Toten Schwan Records Marco Valenti: la loro ‘Megiddo’, sotto il moniker di Cameraoscura, è un concentrato tanto breve quanto potente di drones industrial e linee di synths che donano al tutto un afflato di elevata drammaticità. A proposito dei progetti stranieri schierati per la compilation, come si diceva la provenienza è quanto mai estesa e variegata. Pur senza togliervi il piacere di scoprirli uno ad uno tramite l’ascolto, mi piace citarvi la coppia cilena degli Humanofobia, la bella Mist Spectra e Sàbila Orbe, che esplorano i misteri del paranormale con la sinistra ‘The Ghost of Rebeca Matte’; da Norwich abbiamo CrAwE, one-man project che lavora processando chitarre elettriche e relativi pedali per un finale soundscape molto prossimo alla miglior dark-ambient. La lunga ‘Foundations’ è farina del sacco di Poetry of Thorns (pare quasi un richiamo al titolo della raccolta), niente di meno che da Città del Messico: nove minuti neri come la pece all’insegna di una ottima ambient ferale. In rappresentanza del blocco est-eurpeo vi cito il progetto ukraino Anamnesis, fondato da Norwind, già batterista dei black-metallers Berkana. Il background atmospheric-black di Berkana riemerge nella eterea ‘Cold Endless Void’, non lontana – sotto certi aspetti – dalle produzioni minimali di Burzum del periodo ‘Daudi Baldrs’. Molteplici le sfaccettature, come avrete inteso, di questa poliedrica compilation, che vi invito ad esplorare nella sua completezza visitando la pagina Bandcamp di Dornwald. Scoprirete così le restanti gemme provenienti da Polonia, Repubblica Ceca,Canada ed Australia, che completano un vademecum sonoro in grado di regalarci uno spaccato rappresentativo dello stato dell’arte in materia di sonorità sintetiche ed industrial-ambient a tutto tondo.
Info: https://dornwaldrec.bandcamp.com
(Oflorenz)

ZENI GEVA & STEVE ALBINI - Maximum Implosion
Doppio CD (Cold Spring)

Il duo K.K. Null – Tatsuya Yoshida, si ritrova con Steve Albini in occasione di questa ristampa a sedici anni di distanza del live “All Right, You Little Bastards!” registrato a Tokio e Osaka, includendo questa volta nel primo cd i brani in studio di “Nai-Ha” e gli ultimi due tratti dell’ultra-limitato 12” “Superunit”, masterizzati appositamente da Denis Blackham. Siamo di fronte ad un massivo doppio cd di noise rock distorto e dall’incedere lento, quasi doom, con interessanti break di chitarra e batteria che cambiano il ritmo in un incrocio di assoli destabilizzanti: il suono è pesantissimo, denso di riff compressi, feedback perfettamente combinati con la trascinante voce di K.K. Null, accompagnata dalla chitarra di Steve Albini. Zeni Geva costituisce da sempre una sorta di tentativo di fondere la cultura giapponese in un suono che sembra ritrovare le sue radici nel rock e nel grunge americani, cosa che ha da subito procurato a quello che inizialmente era un trio, uno zoccolo duro di fan che l’ha portata ad essere una delle prime band giapponesi a fare un tour negli Stati Uniti. Questo doppio cd è una testimonianza straordinaria delle potenzialità di questo progetto e del balzo in avanti in termini di energia e adrenalina che è in grado di compiere quando si trova su un palco per un’esibizione dal vivo.
Sito web: http://zenigeva.jpn.org; https://www.electricalaudio.com
(M/B’06)