tracciata col precedente
“How far can you see?” verso un marcato sperimentalismo in
chiave dark jazz mescolato ad un ambient nordico e
visionario. Stella, Alessandro, Simone e Luca, con
trombone, synth, sassofono, clarinetto, batteria,
elettronica, basso ed effetti, ci calano con questi sette
brani in una oscurità profonda dove nulla è più visibile,
se non noi stessi: le atmosfere sono tranquille, umide ed
apocalittiche, la sensazione è quella di una immersione
totale in qualcosa di dissonante e soverchiante, ma di
piacevole, in cui lasciar vagare la mente, chiudendo gli
occhi o concentrandosi sulle ipnotiche grafiche della
confezione. Da segnalare infine gli ottimi registrazione,
mixaggio e produzione a cura di Attila Faravelli,
fondamentali quando si incontrano mondi sonori
all’apparenza così distanti.