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NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Skeleton Tree
CD / LP (Bad Seed Ltd)

Non poteva essere un album qualunque "Skeleton Tree". Non ci sarebbero stati punti in comune o paragoni con i precedenti lavori del gruppo. Non poteva essere solo un album musicale, il sedicesimo dei Bad Seeds; non poteva esserlo da quel 15 luglio del 2015, giorno in cui il cantante australiano apprese la notizia della morte del figlio Arthur. Il problema era vedere come questo dolore inspiegabile e contro natura entrasse nell'arte di Cave. La scelta sarebbe potuta ricadere sulla rabbia pura, frutto della frustrazione per la mancanza di risposte, oppure poteva concretizzarsi in una musica ed in testi che avrebbero solo riflesso una mesta ed infinita disperazione. Non ci sono dubbi che la seconda soluzione ha caratterizzato tutto il lavoro. Facile constatazione che diviene certezza dopo l'ascolto delle prime note di "Jesus alone". Se proprio dovessimo trovare una canzone od un album che ci riporta al clima della prima traccia, diremmo che il senso di oppressione di "Jesus alone" (complice un'affascinante tastiera distorta e costante) non è molto dissimile dal mood che si respirava nelle sepolcrali melodie di "Desertshore", ad opera di Nico.
Le liriche sono tutte opera di Nick Cave, che divide i meriti compositivi con Warren Ellis, gli altri cattivi semi (Martyn Casey, Thomas Wydler, Jim Sclavunos, George Vjestica, Else Torp, Ellie Wyatt, Charlotte Glasson e Joe Giddey) sono la solita grande band, più che mai attenta ad assecondare un racconto intimo del leader. Il sound è sempre lineare e difficilmente riusciamo ad intravedere una traccia con un piglio differente od una reazione particolare. Tutto l'album è un racconto. Un racconto di dolore. Non ci sono fronzoli e tutti i Bad Seeds sembrano attentissimi ad evitarli (come chi cerca di mantenere il giusto rispetto all'interno di una chiesa, in un funerale). Perché a questo assomiglia "Skeleton Tree".
In passato Cave ha scritto pagine memorabili e non propriamente allegre (è Nick Cave e non Nick Kamen), ma anche quando cantava di sedie elettriche, di padri piangenti, di perfidi assassini, di sangue o di amori struggenti, mai avevamo avuto la sensazioni di trovarci ad un funerale.
Il carattere scarno c'è ovunque e, non a caso, anche la copertina è di un essenziale che più essenziale non si può; i credit ci sono, ma quasi perché non si poteva ometterli; il formato digipak è uno dei (volutamente) peggiori mai realizzati. La seconda metà del lavoro sembra, tuttavia, fare un po' di pace con la musica. Non cessa la sofferenza, ma sembrano più facilmente riconoscibili i Bad Seeds classici. Forse la sesta traccia (non a caso si intitola "I need you") è quella che pare osare un po' di più, consegnandoci un Cave ancora fermo sul dolore, ma più sensibile ad un discorso di ritmo melodico. La voce di Else Torpe rappresenta un'assoluta novità nelle musiche di Cave, tanto che ci sembra quasi di sentire un brano di un'Enya sofferente. In questa canzone è Cave che funge da backing vocals, probabilmente perché troppo coinvolto nel cantare di cieli lontani. Forse perché questo è un album, ma è anche un'altra cosa, viene difficile giudicarlo. È un qualcosa da sentire in silenzio. E l'ascolto stesso, di conseguenza, non rimane un ascolto fine a se stesso, per rinnovarsi in continue e rispettose condoglianze.
(Giannario Mattacheo)

DAVE BALL / JON SAVAGE
Photosynthesis
CD (Cold Spring)

Dopo oltre trent'anni di silenzio, se si escludono un paio di singoli usciti nel frattempo, Dave Ball, co-fondatore dei Soft Cell insieme a Marc Almond, ritorna con un album scritto a quattro mani con il musicista Jon Savage. L'intento è, attraverso la stesura di partiture ambient, di processare per mezzo di registrazioni digitali suoni reperiti da fonti analogiche come circuiti sequenziali e sintetizzatori vintage, in una avanguardistica fotosintesi dove Ball e Savage sono le piante ed i suoni grezzi, la luce. Il risultato è un album dai toni sperimentali e variegati in cui i riverberi si intrecciano con effetti e feedback, che trovano il loro culmine nella lunga opener, la quale ricorda da vicino le seminali atmosfere degli esordi di Bad Sector. A corollario c'è la splendida confezione in digipak la cui grafica è ad appannaggio dell'eccellente Abby Helasdottir, che spesso presta la sua opera per le uscite Cold Spring con sempre rinnovata originalità, flessibilità e vigore.
Sito web:
https://twitter.com/dbelectrode
https://www.facebook.com/jon.savage.167
(M/B'06)

AIN SOPH /SIGILLUM S
Untitled
CD (Old Europa Café)

La premiata Old Europa Café di Rodolfo Protti ha avuto un ruolo non da poco nella storia di questo mitico split tra Ain Soph e Sigillum S. Ripercorriamone assieme i passaggi fondamentali: uscita originale su cassetta per la mitica tedesca Chtulhu Records nel 1989, che ne produce due versioni successive e differenti nella grafica. Nove anni dopo interviene OEC, che insieme a Misty Circles ripropone lo split in una smagliante versione in vinile verde, rendendo il lavoro nuovamente disponibile per chi si fosse fatto sfuggire le prime tirature su nastro, invero alquanto limitate. Sono passati altri diciotto anni, e la benemerita label di Pordenone entra in gioco nuovamente, proponendo per la prima volta in digitale questa vera e propria pietra miliare della scena ritual-industriale italiana. Digipak verdino che riprende l'iconografia della versione in vinile targata 1998 (e sostanzialmente quella della seconda tiratura su nastro), Ain Soph/Sigillum S presenta l'esatta tracklist originaria, con le prime quattro liturgiche tracce appannaggio della band capitolina seguite dalle cinque di 'Simulacra', sezione sigillica pienamente rappresentativa del periodo pi ù profondamente 'rituale' del gruppo meneghino. Uscita irrinunciabile per chi non possegga una delle versioni precedenti, ed ottima occasione in generale per riascoltare l'intero lavoro sapientemente ripulito e rimasterizzato a regola d'arte. Un pezzo di storia.
Info: www.oldeuropacafe.com
(Oflorenz)
OFFICINE SCHWARTZ
Colonna Sonora di Remanium Dentaurum Cr Co Mo
CD+DVD (Luce Sia, Fonoarte, Again Records)

Gli sforzi congiunti di marca italo-elvetica che vedono scendere in campo Fonoarte, Again Records e Luce Sia vanno a dar nuova vita ad alcuni fondamentali capitoli della storia di uno dei collettivi storici della scuola industriale di casa nostra, le bergamasche Officine Schwartz. Per chi non possieda gli ormai rari (e talvolta costosi) originali, questa versione 'estesa, rimasterizzata e videodocumentata' in jewel-case contenente un cd audio ed un dvd, ripropone come si diceva alcune delle opere storiche targate OS, a partire dal primissimo 7" 'Fraülein', uscito nel 1986 solo in vinile per la U.T. Comunicazioni, e l'anno successivo in formato 12" come 'Fraülein/Rambo' per la tedesca Sub-Up. Insieme al singolo d'esordio ritroviamo la magnifica 'Remanium Dentaurum', che come precisa Osvaldo Arioldi nelle note del booklet fu il primo spettacolo d'area predisposto dal collettivo bergamasco, un'esibizione sincronizzata di proiezioni, suoni e danze pensata per durare addirittura otto ore che all'epoca trovò il suo supporto vinilico di sintesi nell'omonimo LP di colore blu uscito sempre sotto l'egida della U.T.
Ma non basta: correva l'estate del 1989, e le Officine performarono uno storico live nel centro anarchico di El Paso insieme ai torinesi DsorDNE, e per chi non possegga la rara cassetta autoprodotta uscita all'epoca il CD ci regala i sette brani di quella serata ormai persa nel tempo e nei ricordi. Chiude una versione elettronica inedita di 'Fraülein', ribattezzata 'Fraülein 2016', quella che possiamo quasi considerare una vera e propria antologia storica, per quanto mirata e non esaustiva, del gruppo guidato dall'inossidabile Osvaldo. Al dischetto audio, curato nel processo di digitalizzazione dai supporti originali da Maurizio Pustianaz, si aggiunge la vera e propria chicca del DVD intitolato 'Di qui alla ruggine', trasmesso in teatro a Bergamo in occasione del trentennale delle OS e riproposto da poco proprio qui a Torino nel corso di una performance dal vivo funzionale anche alla presentazione del disco. Il filmato, della durata di circa un'ora, é uno spaccato interessantissimo della storia del gruppo e della scena autogestita in cui mosse i primi passi; cortometraggio dal taglio documentaristico e dallo stile autenticamente 'do it yourself', é un vero e proprio tuffo nel passato per chi quell'epopea la visse di persona, mentre per i più giovani si rivelerà un supporto inestimabile per andare alla scoperta dello spirito che guidò le prime mosse degli avanguardistici ensemble da cui nacque quella che oggi noi tutti chiamiamo scuola industriale italiana. Un'area che seppe veicolare tensioni sociali, elementi storici, arte performativa e suoni non conformi in una serie di supporti fonografici ed esibizioni dal vivo che grazie ad operazioni come questa ritrovano lo spazio e la visibilità che si meritano. Fondamentale!
Info: https://www.facebook.com/OfficineSchwartz/?fref=ts
(Oflorenz)
CANAAN
Il giorno dei campanelli
CD (Eibon Records)

'Il giorno dei campanelli' non solamente é l'enigmatico titolo dell'ottavo album di Canaan, ma anche il fulgido sigillo a vent'anni di attività del progetto guidato da Mauro Berchi, che esordì nel 1996 con l'epico 'Blue Fire'. Lavoro sotto certi aspetti destinato a restare episodio a sé stante nella discografia del gruppo meneghino, 'Blue Fire' fu seguito due anni dopo da 'Walk into my open womb', che diede inizio a quella serie di lavori connotati da un plumbeo senso di oppressione e da un pessimismo esistenziale che hanno scolpito nel tempo il DNA più autentico e profondo di Canaan. Licenziato come da tradizione da Eibon, label proprietaria di Mauro, l'ultimo capitolo della saga targata Canaan si svela in quattordici capitoli registrati in una finestra temporale compresa tra il 2012 ed il 2016, per una durata complessiva di circa un'ora. Cantato interamente in italiano (per chi scrive la formula che meglio si addice alla poetica di Berchi), 'Il giorno dei campanelli' si rivela, citando le parole dello stesso autore, un 'diario di putrefazione mentale', concentrato estremo della filosofia esistenzialista del gruppo, da sempre incentrata sull'analisi del lato più oscuro dell'animo umano. Quell'animo che spesso, per le vicissitudini che la vita ci prospetta, è sottoposto a sofferenze destinate a minare lo stesso fisico di chi è costretto a sopportarle. 'Le piaghe in suppurazione possono essere incise e ripulite: se soltanto fosse semplice farlo anche per quelle spirituali'. Così recita l'elegante booklet del digipak, dalla grafica ancora una volta curatissima ed efficace. Come non essere d'accordo… La cifra stilistica del disco vive delle (poche) luci e delle (molte) ombre cesellate da Mauro, Nico ed Alberto, abili nel disegnare fini geometrie elettroniche dal taglio ricercato e sperimentale, seppur mai invasivo o distruttivo nei confronti della forma 'canzone' funzionale a trasmettere al meglio la prosa 'noire' che permea l'intero lavoro. Un disco da valutare e metabolizzare nella sua interezza, dalla prima all'ultima nota, dalla prima all'ultima parola. Potrete ritrovarvi a scoperchiare esperienze del vostro vissuto in uno qualsiasi dei quattordici episodi, cosa che renderà l'ascolto esperienza unica e realmente introspettiva. Mi piace citarvi a tal proposito 'Soltanto Paura', dalla poetica stupenda quanto malinconica, metafora della perduta serenità della fanciullezza che spesso ci lascia ricordi e rimpianti destinati a rimanere tali, eco di un periodo felice e spensierato che non tornerà più. Canaan, insieme a Colloquio ed al progetto trasversale Neronoia, hanno saputo nel tempo condensare come nessun altro l'essenza medesima dell'abusato termine 'dark', sintetizzandone la vera sostanza al di là di ogni inutile posa od abusato cliché. 'Il giorno dei campanelli' ne costituisce l'ultima, nerissima, testimonianza.
Info: www.canaan.it
(Oflorenz)

GERSTEIN
Live Radio Blackout 1999 (105.250 FM - Torino)
Cassetta (Luce Sia)

Maurizio Pustianaz ritorna col suo progetto principale, questa volta con l'uscita del concerto fatto a Radio Black Out nel 1999, periodo in cui faceva parte dei dj che collaboravano per la radio. Pressoché totalmente inedito, a parte qualche traccia comparsa sulla compilation "Death factories", il concerto rappresenta a detta dell'autore stesso, la svolta avuta a seguito di un periodo di crisi creativa, in cui Maurizio decise di stravolgere quanto fatto fino a quel momento ed orientarsi sulla manipolazione di campionamenti e frequenze create col pc. Industrial sperimentale, fatto di loop elettronici, campionamenti da film horror e vocals distorte, questo è il lavoro più estremo mai uscito sotto il moniker Gerstein: tracce brutali ed oscure, in cui si intravedono influenze dei primi Throbbing Gristle, come nel quarto brano, e contaminazioni noise/power electronics qua e là, che acquistano un effetto ancora più tetro grazie alla resa sonora piuttosto sporca per via della registrazione datata, indipendente dal lavoro di incisione di Luce Sia come sempre ottimo. Il risultato è un album davvero unico, sia perché ci regala un Gerstein inedito, sia perché ancora una volta Maurizio dimostra di essere capace di indiscussa creatività ed originalità anche in questa veste così intransigente.
Sito web: http://noisebrigade.org
(M/B'06)

IUGULA-THOR/SUCTION MELENA
All dreams are only self facials
CD (Old Europa café)

Un languido pianoforte lounge-jazz viene assalito e polverizzato da scariche elettroniche impietose che si avvitano in un noise drone micidiale: questo è il benvenuto di 'On your face', brano di apertura della nuova fiammante collaborazione che coinvolge due tra gli attori più in forma dell'odierna scena power-electronics italica, Andrea Chiaravalli e Giovanni Mori (qui attivo con lo pseudonimo alternativo a quello principale de Le Cose Bianche). Visti da poco sul palco del XII Congresso bolognese, i due sono apparsi più affiatati che mai, non sorprende dunque questo lavoro a quattro mani propostoci dall'organizzatore medesimo del Congresso, l'intramontabile Rodolfo di Old Europa Café. Voci lacerate e svisate analogiche straziano anche la successiva 'Gaping from a stranger', e danno buona misura della cifra stilistica di 'All dreams…', nuova esplorazione industriale nel vasto universo delle umane porno-perversioni. Un titolo come 'Wankingmachine' del resto non lascia dubbi, e regala nuova linfa alla nostra già fervida immaginazione ed al nostro senso estetico di 'Good Pornographers'. Relativa quiete sembra sopraggungere da 'Wulandari', sebbene i suoi tocchi di piano malato siano capaci di emergere solamente nelle battute finali. Le sette tracce di 'All Dreams…' danno ideale continuità al precedente trittico sulla pornografica targato Le Cose Bianche, e sanciscono la seconda collaborazione di Giovanni insieme a Iugula-Thor, dopo 'Snuff Recorded' del 2015 (nel momento in cui scriviamo è uscita anche la terza, sotto forma di cassetta: 'Body Puzzle', su Custom Body Records). 'Only pure, analog, extreme power electronics, violent and minimal'. Cito la pagina Discogs di Suction Melena, giusto perché non diciate che non vi avevamo avvertito.
Info: www.oldeuropacafe.com
(Oflorenz)
KINETIX
Urban nightscapes
CD (Tiny Speaker)

Ritorna il progetto di Gianluca Becuzzi, dedicato alla manipolazione digitale del suono, in particolare di forme minimali come glitch, sinewave e micro-drone: la sua storia si dipana invero dal 1999 al 2010, dopodichéè stato congelato per rivedere la luce ufficialmente in queste settimane sotto una forma decisamente diversa, che inaugura di fatto una nuova fase artistica. I paesaggi urbani in questione sono il tessuto che Becuzzi ingloba dando vita a breakbeat e dub gelidi che affondano le radici nel trip hop ed in un certo senso possono ricordare una delle più travolgenti e riuscite svolte di un gruppo come gli Ulver ossia "Perdition city" (anche qui c'è la città di mezzo), oltre agli Scorn dell'ex Napalm Death, Mick Harris. Otto tracce per altrettanti paesaggi notturni, molto diverse tra loro: la quieta opener "Psychogeography", caratterizzata da clangori e ritmi rarefatti, lascia spazio ad una più ritmata e caotica "The blind city eyes" pervasa da campionamenti vocali distorti e da un approccio più marcatamente dub. Segue l'approccio quasi electro-clash di "Essential nowhere again", poi cambia ancora tutto con "Maps of displacement": altri ritmi, altre scelte sonore, cupe atmosfere, percussioni metalliche, effetti taglienti e vaghi richiami ai Clock DVA di "Buried dreams". "Non-lieux Panorama" e la conclusiva "All bridges are burned" restano infine tra le tracce più fredde e de-umanizzate. Un lavoro molto sperimentale ed avanguardistico, come è lecito attendersi da un artista come Becuzzi, che anticipa ancora una volta il futuro della musica elettronica.
Sito web: https://it-it.facebook.com/gianluca.becuzzi
(M/B'06)
MB Endometrio
BAD SECTOR/SIGILLUM S Endometrio De-Composto
2CD (Old Europa Café)

Attivissima nel recuperare e riproporre vere proprie pietre miliari della vecchia scuola industriale nostrana, la label friulana guidata da Rodolfo Protti si supera nel caso del seminale 'Endometrio' di Maurizio Bianchi, ripresentato non solamente in smagliante versione rimasterizzata ma addirittura arricchito da un secondo dischetto, dove Bad Sector e Sigillum S rivisitano le due lunghe tracce del lavoro originale filtrandole attraverso la propria personale sensibilità. 'Endometrio' è tra i primi vinili in assoluto non solo di MB bensì dell'intera area industriale di casa nostra (uscì nell' '82, sebbene le registrazioni-fonte siano ancora precedenti), e fu tra l'altro un esperimento nell'esperimento, come racconta lo stesso autore nelle note di copertina; Bianchi filtrò sue stesse precedenti composizioni attraverso una echo-machine Aiwa, destrutturandole e ricomponendole in una forma del tutto nuova per la quale coniò il termine di 'musica bionica'.
Ad ulteriore de-strutturazione, come il titolo medesimo di 'Endometrio De-Composto' ci suggerisce, procedono Massimo Magrini (Bad Sector) ed i Sigillum S rispettivamente per 'Primo Ciclo (Anatomico)' e 'Secondo Ciclo (Fisiologico)', andando a garantire ulteriore vitalità e freschezza a queste composizioni basilari del patrimonio storico dell'avanguardia musicale italiana. Per di più, a parere di chi scrive le due rivisitazioni risultano addirittura maggiormente fruibili dall'ascoltatore, in virtù della loro varietà e della maggior maggior carica di interessanti spunti che valorizzano decisamente il materiale originale. Ricordiamo che opera analoga di rimasterizzazione e ristampa era già stata proposta da OEC a proposito di 'S.F.A.G.', altro pezzo di storia partorito dal Signor Bianchi l'anno precedente ad 'Endometrio'. Il nuovo 'Endometrio' è consigliatissimo anche nel caso si sia in possesso di una delle precedenti versioni, grazie all'arricchimento delle due mega-tracce ad opera di Bad Sector e Sigillum S, che rendono la ristampa OEC appetibile al pari di una nuova uscita vera e propria.
Info: www.oldeuropacafe.com
(Oflorenz)
DRAMA EMPEROR
All of these days
CD (Alienated Records)

Consolare con·so·là·re/ transitivo 1. 1. Rincuorare qualcuno alleviandone la sofferenza, confortare (anche + di, per )... 2. 2. estens. Rallegrare, allietare, dare piacere. 3. 3. Alleviare, lenire, attenuare (anche + con ). "c. il pianto di un amico con parole gentili" 4. 4. arc. o lett. Accontentare, soddisfare. 5. Ristorare, ricreare. Come questo freddo che non arriva mai Come questa terra che non smette di tremare Come un volto, lo sguardo rivolto al cielo e le mani tese a chiedere Una tensione che è sentimento, sospensione , fino ad arrivare sulla Luna Oriente e Occidente si fondono insieme, in una preghiera disperata ed eterna fatta di voci supplicanti, musiche come tappeti volanti o come treni su cui viaggiare veloci Come (in) tutti questi giorni
Siti web;
https://www.facebook.com/drama.emperor/?fref=ts

https://soundcloud.com/dramaemperor

(Valentina Emme)
MINGLE & THE LAND OF THE SNOW
Vuoto / Leere
Tape (Luce Sia)

Torna, a stretto giro dopo il debutto a quattro mani con Andrea Bellucci con il moniker Nerva, Andrea Gastaldello, con questa collaborazione sotto l'egida del suo progetto principale, ossia Mingle, questa volta con lo svizzero Joel Gilardini, ossia The Land Of The Snow. Gastaldello, noto per le sue colonne sonore, si muove a cavallo di una elettronica minimale che si sposa perfettamente con le gelide ambientazioni create da Gilardini, a base di chitarre, elettronica e lievi spruzzate ritmiche di drum machine. Cinque tracce per mezz'ora di musica, fatta di un dark ambient isolazionista ben sintetizzato dalla copertina. Alla prima traccia composta di beat industrial e riff di chitarra piuttosto marcati, segue "Alla fine la polvere - Nur Staub am Ende" in cui l'approccio elettronico pende verso il drone, coadiuvato questa volta da una chitarra più sognante. I successivi pezzi si allineano verso un maggiore uso della chitarra baritonale a sette corde di Gilardini che dialoga in maniera diretta con maestose aperture elettroniche spezzate da dolci sferzate breakbeat. Chiude "Arriverà Mai La Fine - Gibt es nun eine Ende", quieta e corposa nelle sue variazioni.
Sito web:
https://www.facebook.com/Mingle-117826331595547

https://www.facebook.com/thelandofthesnow
(M/B'06)
NECROPHONIX
Necrosick
Tape (Luce Sia)

Ritorna sotto Luce Sia il progetto industrial di Devis Granziera (Teatro Satanico) e Davide Toffoli (N.): originato dalla fine del precedente Necrophonie, legato alla scomparsa di Marco Corbelli che ne era parte integrante, formazione a sua volta scaturita dal precedente progetto Nekrophilia, risalente agli inizi degli anni novanta. Rispetto alle origini, Necrophonix si è ormai trasformato completamente, diventando una raffinata manipolazione di varie forme sonore asservite al piglio avanguardistico del duo: pezzi molto variegati e differenti tra loro si succedono per oltre quaranta minuti, mantenendo tonalità fosche, ma meno macabre. Da segnalare la opener pervasa da un travolgente ritmo dai connotati morbosi, i riverberi guizzanti della seconda traccia ed il penultimo arioso pezzo fatto di placide rasoiate, l'ossimoro non è casuale. Il termine album della maturità può suonare fuori luogo per questo duo di veterani ma è indubbio che Devis e Davide hanno trovato la perfetta alchimia, creando dei pezzi con un'efficacia ed un appeal decisamente superiori ai lavori precedenti.
Sito web:
https://www.facebook.com/devis.granziera
http://www.boringnoise.com
(M/B'06)
NEW ZERO GOD / SAVAGE CUT FEAT. BOBBY DEANS
Redemption / Madhouse magical
7" ( New Savage Recods)

Escono i nuovi singoli rispettivamente dei greci New Zero God e degli scozzesi Savage Cut, che per l'occasione decidono di unire le forze e presentarsi insieme. I primi sono una band emergente e talentuosa che fonde sonorità post punk con goth e darkwave, i secondi suonano un post rock/punk sulla scia di Mogwai e Killing Joke. La traccia ad appannaggio dei primi è come al solito pulita e ricca di pregevoli fraseggi chitarristici ad opera di Akis Nikolaidis, e caratterizzata dalla particolare voce di Mike Pougounas, sulla scia dello stile rock/metal anni '80. Testo scarno e ritmo molto semplice e ripetuto che si dissolve fino a sparire, i new Zero God non fanno nulla di speciale, ma lo fanno molto bene. I Savage Cut si avvalgono in questo frangente del contributo di Bobby Deans che imperversa per tutto il pezzo declamando il testo con la sua voce che alternativamente sale di tono nel ritornello: ancora una volta il pezzo è semplice e ripetitivo nella sua struttura, con il contributo delle chitarre che in questo caso sono due e risultano preponderanti nell'economia del brano che assume connotati fortemente rock, quasi nu metal, forse anticipando una futura evoluzione del progetto.
Sito web: http://www.newzerogod.com
(M/B'06)
VALERIO ORLANDINI
Spirale
Tape (Autoprod.)

Trovo che il fiorentino Valerio Orlandini sia tra gli attori della scena industriale e sperimentale italiana più acuti nel sapersi rinnovare nel tempo, come dimostrano le uscite su cdr e cassetta proposteci nel corso di questi ultimi anni (ricordo tra gli ultimi - con piacere - 'Annullamento' e 'Saturno Meccanico') e da noi seguite con grande attenzione. Attivo da oltre un decennio con il suo progetto ambient Symbiosis, nonché presente in Citadel Swamp (con Alexandre Julien) ed in NORV (con Nàresh Ran), Valerio ci propone in questa sede la quinta opera a suo nome, disponibile in forma liquida sulla sua pagina Bandcamp ma altamente consigliata nel formato cassetta a tiratura limitata a nostre mani. Prendiamo la nenia cantilenante di 'Storia della Mattina', su cui si sovrappone il fosco recitato di Valerio ('…Sono la tenia imprigionata nel mio stomaco') piuttosto che la successiva liturgica 'Debris': esemplari nel definire il taglio decisamente 'cinematico' di 'Spirale', lavoro dalle atmosfere tetre e soffocanti pur nel loro minimalismo basato su di una formula vicina, in qualche maniera, allo 'spoken word'. Un' impostazione ricorrente che viene abilmente affiancata a campioni tratti da pellicole 'horror' e ad inserti elettronici 'ambientali' se non decisamente rumoristici funzionali nel creare quel pathos oscuro e malato che permea l'intero lavoro. Sette tracce che alternano momenti di plumbea quiete (apparente) ad esplosioni di rabbia, come nella terminale 'Die Without Reason', profumata di ruvide essenze black metal. Quest'ultimo parto di Orlandini richiama i tratti stilistici dell'ottimo progetto contemporaneo Terreni K e nel contempo ci immerge in quel profondo malessere sprigionato dal vecchio capolavoro di Nenia 'La Casa del Dolore'. Se vi pare poco…
Info: https://valeriorlandini.bandcamp.com
(Oflorenz)
SUCTION MELENA / MADEMOISELLE BISTOURI
Ass to mouth
CDr (Autoprod.)

Due tra i migliori e più prolifici progetti harsh noise nostrani si incontrano finalmente in questo devastante split di quasi ottanta minuti limitato a sole cinquanta copie, uscito in occasione del XII Congresso Post Industriale, appuntamento oramai irrinunciabile per gli appassionati del genere. Le prime due tracce sono ad appannaggio di Giovanni Mori, noto per il suo progetto Le Cose Bianche, di cui Suction Melena rappresenta la deriva più intransigente dal punto di vista musicale e qui lo sancisce una volta per tutte. Il muro sonoro è davvero brutale e minimale: due tracce, "Gina Gerson" e "Stepmom creampie", titoli assolutamente in linea con copertina e titolo dello split, che lasciano senza respiro e frantumano le orecchie. Segue Mademoiselle Bistouri, ossia Claudio Frassine che, dopo il brano introduttivo, dà fuoco alle polveri e dimostra di non essere da meno del collega, offrendo due pezzi più vari e meno monolitici, ma altrettanto lancinanti nelle loro rasoiate dissonanti che sembrano prendere spunto dai Brighter Death Now di Obsessis, nel loro voler essere a tutti i costi insostenibili.
Sito web:
http://lecosebianche.blogspot.it/2015/01/suction-melena.html
https://www.facebook.com/mbistouri
(M/B'06)

TETROLUGOSI
Tetrolugosi II
Download (Autoproduzione)

Graditissimo ritorno quello del duo marchigiano Tetrolugosi, arrivati nella vigilia di Ognissanti dell'anno corrente al secondo capitolo del loro percorso artistico cominciato nel 2014 con l'esordio omonimo, che ha visto una sua doppia uscita in formato fisico prima nel 2015 sotto forma di tape per la The Magus Distro e sempre quest'anno in vinile per la Horror Records. Un nuovo capitolo decisamente più maturo e cinematico, incentrato soprattutto sulle atmosfere da B-Movie che permeavano anche l'esordio, lasciando meno spazio al grottesco e al divertito per scolpire invece un lavoro tetro e orrifico ambientato soprattutto nella prima parte nel mondo dei freak show e mantenendo una componente comunque sia apocalittica e spaventosa anche nella seconda. A predominare sono dunque gli organi e la lugubre voce di Perazzoli (del quale si consiglia anche l'ascolto dei lavori solisti usciti negli ultimi anni), impegnati assieme ai synth melodici e ai cori della Paradisi a musicare mondi onirici ed inquietanti che non nascondono una vena bambinesca e giocosa in certi componimenti - si veda la triade iniziale composta da "All The Monsters", "Under The Full Moon" e "The Elephant Man", forte segnale di un impegno compositivo ed immaginifico più sentito e curato -, atta comunque sia a rafforzare l'ottica cinematicamente horror del concept. Tasselli più strambi e spensierati - come ci si doveva aspettare da un album dei Tetrologusi - appaiono invece "Circus" e la sua marcetta narrante di un circo dagli spettacoli alquanto inusuali e soprattutto "Cats In Space", traccia che omaggia i famosi "Cats On Synthetizers In Space" tra orecchiabili melodie chillwave e sentori 8bit. Questa breve uscita dai binari serve per rituffarci nuovamente nelle malinconiche atmosfere pulsanti di "Inferno", con il testo che traduce in inglese parti del primo canto dell'Inferno dantesco, nella synthwave eterea e al contempo minacciosa di "The Wrath Of God", ed in una nuova triade - stavolta conclusiva - che nuovamente propina una soundtrack che vive di organi e synth horror, voce profonda, cori acuti e fantasmatici e tendenze dark ambient. Lavoro sicuramente valido e dall'impatto evocativo efficace, a dimostrazione di una maturità artistica e compositiva ben scolpita e levigata in questi due anni, non rinunciando a strappare qualche sorriso tra le sue trame horror oramai prerogativa del progetto.
Sito Web: https://www.facebook.com/tetrolugosi/?fref=ts
(Lorenzo Nobili)

CORDIS CINCTI SERPENTE
Noo Yuggoth
Tape (Industrial Ölocaust Recordings)

Riemerge da un lontano passato questo progetto dietro a cui si cela Adrian Marcado, che fa risalire il suo debutto al 1989 dopodiché, se si esclude una tape limitata a sole 11 copie apparentemente coeva, silenzio. Le produzioni come questa ed in genere le uscite sotto Industrial Ölocaust Recordings, che non è altro che un'entità facente capo alla Akkademia Esoterica Üsher, organizzazione privata coinvolta in studi mistico-esoterici, non sono materiale destinato al pubblico nel senso stretto del termine, ma piuttosto esplorativo e celebrativo, creato dall'artista a fini personali, condiviso con ristrette cerchie di amici o compagni di viaggio, oppure venduto a prezzi esorbitanti ad eventuali altri fruitori, come a creare una sorta di, pur minima, selezione. L'album in questione è una doppia cassetta fornita in un lussuoso cofanetto e corredata di un libretto esplicativo: musica ambient/noise rituale e sperimentale che vuole essere una esplorazione della metafisica lovecraftiana. Il titolo ed il breve preambolo sono eloquenti, l'argomento è incentrato sul pantheon dei Grandi Antichi che hanno stregato milioni di lettori e studiosi per decenni, tanto da originare un vero e proprio culto al riguardo, a cominciare da Kenneth Grant, erede di Crowley, che a causa di questa sua fascinazione contaminò la tradizione thelemica e conseguentemente "perse il posto" nell'OTO. Tornando alla musica, le atmosfere sono malsane, con passaggi da ambient minimal a drone/noise, conditi da rantoli mostruosi che sembrano appartenere a creature di un mondo arcano e antichissimo, che si contorcono negli abissi e ci ricordano che "nella sua dimora a R'lyeh il morto Cthulhu attende sognando".
Sito web: http://cardinium.com
(M/B'06)
PENNY RIMBAUD'S L'ACADÉMIE DES VANITÉS
Yes Sir, the truth of revolution
CD (Cold Spring)

Jeremy John Ratter, meglio noto come Penny Rimbaud, l'ex batterista dei Crass, band punk inglese degli anni settanta, ritorna con un nuovo album ed un nuovo pseudonimo. Il lavoro è in realtà una rivisitazione dell'album dei Crass "Yes Sir, I will", uscito nell'83, che costituì un atto d'accusa nei confronti dell'atteggiamento del governo Thatcher nei confronti dell'invasione delle Falkland da parte dell'Argentina nell'82. Come Rimbaud molti musicisti e band inglesi blasonate espressero all'epoca il loro dissenso verso il proprio governo, tra cui Costello, Iron Maiden, Pink Floyd e Dire Straits. Tale rivisitazione ebbe luogo nel 2014, quando dopo oltre trent'anni da quell'album, che apparentemente procurò ai Crass minacce da parte dello stesso governo britannico, venne proposto a Rimbaud di aprire il Rebellion Festival con una esibizione live: essendo la data a ridosso dell'anniversario della guerra nelle Falkland, gli organizzatori e Penny pensarono fosse una buona occasione per ripresentare quell'album, che egli considerò di rivisitare in chiave taoista a sua detta, ossia di dare un messaggio di pace ed amore invece che di violenta opposizione. Per l'occasione Rimbaud richiamò la cantante Eve Libertine, già in forze ai Crass, più alcuni musicisti provenienti dalla scena jazz di Londra, ossia Louise Elliott al sax, Kate Shortt al violoncello, Jennifer Maidman e Phil Robson alla chitarra, Thad Kelly al basso e Gene Calderazzo alla batteria, formando l'"Académie des vanités". Il risultato è un album anomalo con elementi di jazz ed improvvisazione mescolati a reminiscenze punk e rock anni settanta, cosa che sicuramente dovette spiazzare e l'audience composta perlopiù di punk nostalgici. Infine va a Gee Vaucher la paternità della confezione impreziosita da un libretto di ventotto pagine in cui figurano anche i dipinti di Penny.
Sito web: https://twitter.com/pennyrimbaud1
(M/B'06)
HUMAN VIRUS TRANSMISSION
Virus 12
CDr (Autoprod.)

Ci giungono dalla bergamasca folate power-electronics taglienti come rasoi e cariche di odio e nichilismo più che mai: sono quelle di Human Virus Transmission, one-man project di Mattia Porri violentemente orientato alla forma industrial-noise e noise-wall come ideale veicolo espressivo. Autore in quest'ultimo biennio di una serie di uscite in CDr (tra le quali un paio di collaborazioni con Noise Nazi ed una con il brasiliano Hari Maia) ed in forma 'liquida' disponibili sulla piattaforma Bandcamp, HVT ci propone qui il suo ultimissimo 'Virus 12', full-lenght di undici tracce realizzato nell'estate dell'anno in corso e disponibile 'on demand' contattando direttamente l'autore. Utile ed esaustiva, con i suoi 25 minuti di durata, la preview di quattro tracce disponibile in Bandcamp, che ci regala una valida anticipazione dell'ora abbondante di durata del lavoro 'ufficiale'. L'attacco del disco (le tracce non hanno titolo) è al fulmicotone, con un monolitico drone minacciato da assalti in bassa fequenza e sferzato da sibili che paiono saette. Vincente la scelta di eliminare gli spazi tra le tracce, che assumono in definitiva semplice funzione di 'bookmark' per potersi eventualmente spostare rapidamente nell'evolversi di questa autentica industrial-suite al vetriolo. Il drone iniziale si contorce e rincorre in molteplici variazioni di frequenze che sembrano trovare un attimo di quiete solamente all'inizio del quinto episodio, connotato da un iniziale decollo pseudo-ambientale destinato ad aumentare di tono col trascorrere dei minuti. Individuo nell'universo del compianto Marco Corbelli e nei primi lavori (quelli che precedono il periodo 'ambient') di MB la fonte di ispirazione di HVT, cosa che mi convince ancora una volta che la power-electronics italica è più viva che mai, e marcia insieme a noi! Spread the virus.
Info: https://humanvirustransmission.bandcamp.com
(Oflorenz)

VARUNNA
Pietra e Legno
CD (Hau Ruck! SPQR)

Dodici anni sono trascorsi da quando il progetto di Alessio Betterelli faceva il suo esordio sulle scene con il singolo 'Fuoco', che andava ad impreziosire il catalogo della label viennese Hau Ruck!, all'epoca gestita da un Albin Julius nel pieno del successo dei suoi Der Blutharsch 'Mark I', quelli 'martial-industrial' per intenderci. Da allora, al di là di un 10" split con Foresta di Ferro e del più recente EP 'Ferro e Ruggine', Varunna ci ha regalato un solo full-lenght, l'ottimo 'Cantos' del 2007, ragion per cui accogliamo con gran piacere ed entusiasmo l'uscita fresca di stampa di 'Pietra e Legno', otto nuove ballate scritte da Alessio a cavallo tra il 2015 ed il 2016 e qui proposte con il mirato supporto di alcuni ospiti, tra i quali Raimondo Gaviano (Svart1), Dennis Lamb (già in Der Bluthasrch) ed il Signor Deutsch Nepal Lyna Baby Doll. Gli otto nuovi capitoli di 'Pietra e Legno', declinati attraverso il tradizionale verbo folk-cantautorale tipico dell'artista isolano, portano con sé storie di vita, ma anche di morte, e di tempi passati rivissuti in retrospettiva con un filo di amarcord ('Betta' e 'Gli anni dorati'); ci riportano alla mente schegge di tragica storia passata ('Praga' e 'Caserme Rosse') e contemporanea, con la lunga 'Italia' che dipinge un quadro quanto mai lucido e desolato dell'attuale stato di agonia di un intero paese, ormai solo pallida ombra di sé stesso. E poi la poesia di 'Pietra e Legno', ove l'autore pare invocare rifugio da uno stato di malessere in luoghi meravigliosi '…dove i cieli non finiscono mai, dove le lunghe notti brillano…', per '…ascoltare il canto della risacca…', e trasformarsi infine proprio in Pietra e Legno. Mentre scriviamo (ottobre 2016) Varunna é particolarmente attivo in sede live, e dopo aver partecipato al prestigioso 'Herbstglühen' di Norimberga (in com pagnia di Ostara, Triarii, Wappenbund ed Osewoudt) si appresta ad andare alla conquista di una piazza non così frequente per la scena come quella di Atene. 'Pietra e Legno' é un disco che che trasuda malinconia ed una certa dose di amarezza, che fa sognare, ma che aiuta anche a pensare. Esce in tiratura digipak di trecento copie per HR SPQR, non perdetevelo.
Info: http://www.spqrlabel.com/varunna-pietra-e-legno/
(Oflorenz)

QDOR
'I'
Tape/Box (Autoprod./Distrib. Old Europa Café)

Una coltre di mistero avvolge questo oscuro progetto nato nel nord-est italico, per la precisione in Friuli, nell'anno 2014. Forti ed indissolubili i legami della 'creatura' con i culti e le credenze popolari della terra friulana, ed in particolare nei confronti dell'eretico culto animista del Menocchio, soprannome con cui si vuole ricordare un mugnaio vissuto in quel di Montereale Valcellina nel XVI secolo. Il Menocchio osò niente di meno che rivedere la Genesi Cattolica, identificando l'inizio di tutto con una forma del caos consistente in caglio e vermi, rappresentazione questi ultimi di arcangeli. Non stupisce la condanna del contadino per eresia, e la conseguente morte che gli fu data nel peggiore dei modi, come tradizione dettava per i cosiddetti eretici: il poveretto fu arso vivo. L'entità del Qdor, forma di suprema energia cosmica, nasce infine da un incrocio del mito menocchiano con l'altra credenza folklorica friulana dei 'Benandanti', ed è un'entità richiamabile tramite rituali individuali o di gruppo ove viene suonato il cosiddetto tric-trac, 'essere' in legno che farete vostro se deciderete di accaparrarvi la versione più completa di 'I', detta 'Superior'. Come già avrete inteso, le tre tracce dell'opera di base (la 'Devotee'), 'Genesi', 'Gaia' e 'Polluzione' sono la vera e propria 'colonna sonora' funzionale ad accompagnare l'arcano rituale del Qdor, e si identificano peraltro nei tre omonimi capitoli del libro, fondamentali nel guidare l'ascoltatore/iniziato nell'oscuro percorso che ha avvio con le prime fasi di caos ancestrale previste dalla genesi cosmica menocchiana per concludersi, come vuole la sua tesi revisionista, con il compimento di una totale armonia tra il verme ermafrodita ed il nostro pianeta. La quarta traccia intitolata 'La Via dei Fiori' (di ben ventisette minuti) è infine postuma testimonianza sonora delle sensazioni provate dai partecipanti al rituale. La marca di natura 'cerimoniale' risulta evidente nel corso dell'intero ascolto, raggiungendo picchi prossimi ad un più accentuato rumorismo nel terzo capitolo 'Polluzione', per mantenere in genere toni più soffusi ove field-recordings, textures ambientali , campioni dal sapore liturgico e voci opportunamente trattate coinvolgono l'ascoltatore in quel vero vortice di caos primordiale che é essenza stessa del rituale del Qdor. Un lavoro di costruzione e de-costruzione di suoni, o se preferite un processo di cut-up messo in atto dai quattro elementi che animano il progetto, la cui identità - eccetto la certa appartenenza alla regione friulana - rimane misteriosa. Due, come si accennava, le edizioni disponibili dell'opera, entrambe rigorosamente artigianali: la 'Devotee', che oltre la cassetta di colore rosso contiene i tre capitoli descrittivi del culto ed un amuleto, e la sontuosa 'Superior', un box che include in aggiunta la cassetta bianca con la lunga traccia de 'La Via dei Fiori' (quella che ci trasmette le impressioni degli officianti), le 23 testimonianze della presenza della volontà del Qdor nella terra, ed infine l'entità in legno funzionale al rituale. Entrambe le edizioni sono sotto distribuzione esclusiva Old Europa Café, storica label radicata a Pordenone e dunque conterranea del Menocchio e dei quattro che ne stanno rinverdendo i misteri. Qdor é una rivelazione quantomai interessante, per di più se consideriamo che veniamo a contatto con un capitolo misconosciuto del folklore più sotterraneo di casa nostra. Siete pronti per addentrarvici?
Info: www.oldeuropacafe.com
(Oflorenz)
SKAG ARCADE
The look of silence
Tape (Orb Tapes)

Prosegue il viaggio nel variegato mondo della 'drone&abstract music' da parte del romano Paolo Colavita tramite il suo personale veicolo sonico Skag Arcade, che avevamo lasciato da non molto al precedente nastro 'Pentagram, un 'mini' di due tracce (di fatto il debutto su formato fisico) uscito sotto l'egida dell'iberica Craneal Fracture. 'The look of silence' si propone sempre in cassetta a tiratura limitata (50 le copie) questa volta per l'americana Orb Tapes, label con base operativa in Pennsylvania dedita alla meritoria produzione di nicchia nel campo dell'underground di taglio noise-sperimentale. Le quattro tracce del lavoro puntano in maniera diretta alle peggiori manifestazioni della bestialità umana, in special modo ove declinata attraverso persecuzioni ed eccidi giustificati da motivi di natura politica; e non ultimo si rivelano un tributo alle vittime dei grandi genocidi perpetrati nel sud-est asiatico nel corso degli anni '60 e '70, tra le più crude (e dimenticate) dimostrazioni della follia dell'uomo pronto a sterminare migliaia di vite in virtù del proprio cieco fanatismo. Se chiari sono i riferimenti delle iniziali 'Cambodian Necktie' e 'Choeung Ek Pickup (Killing Fields)' allo sterminio cambogiano attuato dai famigerati Khmer rossi a partire dal 1975 (proprio Choeug Ek fu uno dei più tristemente celebri campi della morte dove quasi diecimila cambogiani furono trucidati), non manca il ricordo del meno famoso genocidio indonesiano del 1965, in cui la giunta militare guidata da Suharto mise in atto una durissima repressione contro i seguaci del PKI (il locale artico comunista), vero e proprio caso di sterminio dimenticato dalla storia. La durezza dei temi trattati si riflette inevitabilmente sulla ruvidezza delle quattro tracce; l'attacco di 'Cambodian Necktie' costituisce in un certo senso in maniera più che compiuta un manifesto programmatico dell'intero lavoro: field-recordings disturbanti, frequenze interrotte e drone-scapes violenti come granate si avvitano in un vortice che traduce in suono il terrore della popolazione inerme di fronte alla furia omicida Khmer; efficaci anche le voci di propaganda e gli spezzoni radio della seguente 'Choeung Ek Pickup', che vanno a trasformarsi progressivamente in una litania dal sapore straniante. Relativa quiete propone inizialmente 'Gangbang', prima di vorticare anch'essa in un'esplosione di frequenze radiofoniche destinate ad esaurirsi lentamente nei ben diciassette minuti della terminale title-track, che vede la collaborazione di Urban Hellville. Qui i campioni vocali d'archivio galleggiano nei minuti iniziali su di un substrato ambientale tanto soffuso quanto opprimente che va ad inasprirsi nella seconda metà del brano, fino alla lunga coda che si fa nuovamente ambientale lasciando spazio all'efficace recitazione operata dal poeta-scrittore statunitense Urban Hellville e sapientemente 'trattata' da Paolo. 'Indifference is the deadweight of history', recita una delle massime presenti sul crudo artwork del nastro. E nulla é cambiato, verrebbe da dire all'alba di questi primi anni del XXI secolo.
Info: https://skagarcade.bandcamp.com
(Oflorenz)
Meanwhile.in.texas
Mirror Movements
Tape (Craneal Fracture)

Torniamo con piacere ad occuparci del progetto ambient-sperimentale animato dal brindisino Angelo Guido, già trattato sulle nostre pagine in occasione del lavoro a quattro mani con Skag Arcade confluito sul nastro 'Fernweh' edito da Luce Sia, e dell'ottimo Cdr 'Take Black Pills' licenziato sempre nel 2016 da Triple Moon. 'Mirror Movements' si svela in due lunghe tracce di pari durata contenute in questa C30 prodotta dall' attivissima label spagnola Craneal Fracture, con la prima 'Blindness' le cui 'liquide' atmosfere iniziali regalano la strana ma piacevole suggestione di nuotare (ciechi?) in una sorta di confortevole sostanza amniotica; tale rassicurante sensazione iniziale lascia campo, già dopo pochi minuti, ad un crescendo di onde sinusoidali sovrapposte progressivamente a voci disturbate, capaci di traghettare chi ascolta dalla confortevole psichedelica elettronica delle prime battute verso un vortice ben più opprimente ed angoscioso. Decisamente più ostile l'attacco del lato B con 'The Swan': qui Angelo pare abbandonare la propria cifra stilistica più 'ambientale' tuffandosi in alcuni minuti di autentico industrial-noise senza compromessi. Il lungo minutaggio della traccia ci riserva invece un' ulteriore sorpresa, con il noise-wall che si stempera lentamente in una magnifica texture dilatata ed onirica che rende giusto omaggio alla grazia ed alla bellezza dell'animale di cui porta il nome. In ambito 'drone-experimental' meanwhile.in.texas si rivela una delle sorprese più interessanti di questi ultimi tempi, merita assolutamente di essere seguito.
Info: https://soundcloud.com/meanwhile-in-texas
(Oflorenz)