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oscuro
ENRICO RUGGERI live@ piazza Martitri – Borgomanero, 10
settembre 2026
Testo e foto di Gianmario
Mattacheo
Si andava a vedere Ruggeri perché è
stato il primo artista a portare il punk in Italia.
Poi si andava a vedere Ruggeri perché fu uno dei più
efficaci traghettatori di quel punk nella new wave.
Poi si continuava ad andare a vedere Ruggeri perché
trasformò quella wave in musica d’autore di qualità.
Adesso si va a vedere Ruggeri dal vivo perché è stato
punk prima di te, per la wave, per la musica d’autore e
perché è forse l’unico artista italiano a mantenere un
pensiero libero, senza genuflettersi a quello dominante.
Però siamo alle solite. Per l’unica data piemontese
dell’Electric tour 2026 si anticipa un maltempo
colossale e, fino all’ultimo, ci si chiede se lo
spettacolo potrà essere svolto con regolarità. Per
anticipare la probabile buriana, in fretta e furia gli
organizzatori spostano alle 21.00 l’inizio dello
spettacolo, programmato dalla mezzora successiva.
Si parte con la presentazione della band: le chitarre di
Sergio Aschieris e Giovanni Gimpel, il basso di Mitia
Maccaferri, la batteria di Lele Veronesi e,
naturalmente, le tastiere di Francesco Luppi.
“Gli occhi del musicista” è il brano d’apertura che
mostra da subito le qualità di una band muscolosa,
affiatata e decisamente rock.
A testimoniare il carattere elettrico del tour, Enrico
Ruggeri accompagnerà, nella maggior parte dei pezzi,
Gimpel e Aschieris con la propria chitarra.
Ruggeri si presenta con occhialini scuri, una camicia
aperta (giusto per proteggersi un po’ dalla fredda
serata) e la maglietta dell’album “British steel” dei
Judas Priest.
Dell’ultimo lavoro le più convincenti sono sicuramente
il “Poeta” che usa per ribadire l’importanza di un
libero pensiero e il “Cielo di Milano”; si apprezza “Il
primo amore non si scorda mai” per il suo stare in
bilico tra ritmo e malinconia e con “Lettera dal Duca”
Ruggeri confessa di considerarla il pezzo sanremese che
gli donò le più alte soddisfazioni (anche grazie alla
partecipazione di Midge Ure).
Ma è innegabile che i pezzi più datati sono quelli che
portano a cantare un pubblico complice e partecipe. Con
“il portiere di notte” non si sbaglia mai, “Nuovo swing”
è proposta in un medley acustico (solo Luppi alle
tastiere), con “Polvere”, anticipata da una intro
elettrica/strumentale innovativa, è probabilmente il
pezzo della serata (ottimo il controcanto di Maccaferri)
e “Il futuro è un’ipotesi” cala un asso malinconico,
difficile da resistere.
Ruggeri ci tiene a sottolineare quanto il suo gruppo
stia suonando live, in netta contrapposizione a quei
finti concerti in cui basi, playback e altri artifizi
rappresentano uno spettacolo che non è musica ma solo
immagine.
“Primavera a Sarajevo” penso che non possa mai mancare a
un concerto di Ruggeri, così come le due grandi
“imprestate”, ovvero “Quello che le donne non dicono” e
“Il mare d’inverno” e, ammettiamolo, “Punk prima di te”
è una delle più godibili, un pezzo che l’autore scrisse
per metter un po’ le cose a posto e mostrare i galloni
sulla divisa.
Il tempo regge e regge pure la band, mentre i brani si
alternano in una compilation live, per una performance
tirata e senza nessuna flessione.
“Peter pan” ci porta una dei successi più grandi del
Rouge, e “Mistero” è l’orgoglio di un cantante che vinse
per la prima volta Sanremo con un pezzo rock.
Poi “Contessa” anch’essa adattata in chiave più rock, è
il naturale epilogo, dopo due ore esatte, ma volate in
assoluta gioia.
In principio ci si chiedeva perché andare a un concerto
di Ruggeri. Ho risposto.